Regione, i partiti chiedono il rinvio delle elezioni

I primi a fare un passo ufficiale sono stati i finiani, a cui si sono aggiunti dei pezzi di Pd. Adesso a quanto pare a loro si sono uniti alcuni big del Pdl. La senatrice Vicari: "Ormai il disastro è fatto, votare ad ottobre o ad aprile non fa differenza"

PALERMO. I primi a fare un passo ufficiale per chiedere a Lombardo il rinvio delle elezioni sono stati i finiani, che hanno raccolto il consenso di pezzi del Pd. Ma da ieri nella squadra di chi pensa che prima di votare si debba attendere che Roma vari la riforma che taglia i deputati dell’Ars da 90 a 70 ci sono anche big del Pdl. Per Simona Vicari, senatrice fra le più ascoltate dalla dirigenza siciliana del Pdl, «il disastro di Lombardo è ormai fatto, dunque votare a ottobre o ad aprile non limiterà i danni. Invece ha un senso che Roma acceleri nell’approvazione della riforma che taglia i deputati, perchè ciò consentirà nella prossima legislatura di avere un Parlamento regionale più agile e meno costoso». La Vicari, vicina a Schifani, aggiunge: «Si potrebbe votare insieme per le Politiche e le Regionali risparmiando sul costo delle elezioni». Non è un’opinione isolata. I finiani hanno presentato all’Ars un ordine del giorno per chiedere a Lombardo di rinviare le dimissioni. Per Carmelo Briguglio e Livio Marrocco lo spunto è l’approvazione della riforma taglia deputati, approvata all’Ars a dicembre e in attesa della doppia lettura a Roma.


Il Senato ha già provveduto, la Camera dovrebbe fare altrettanto entro il 20 luglio. Poi scatterà una pausa tecnica di tre mesi e si ripeterà il doppio voto: la sensazione è che il voto finale possa arrivare a gennaio. Se in Sicilia si andasse a votare prima, la riforma dovrebbe ricominciare il proprio cammino dall’Ars ed entrerebbe in vigore nella legislatura del 2018. Ecco perchè la proposta dei finiani ha raccolto il sostegno esplicito di Giovanni Barbagallo del Pd e quello meno palese di altri democratici. Ma Lombardo ha bocciato la proposta. Il presidente vuol sfruttare le difficoltà dei partiti nel chiudere le alleanze e ha ribadito che si dimetterà il 31 luglio: «I partiti nazionali temono che alleanze trasversali in Sicilia possano rompere il quadro che matura a livello nazionale». Il ritiro della mozione di sfiducia - su cui ha insistito solo l’Udc - ha tenuto aperte le porte di tutti al Nuovo polo di Lombardo. Ieri a Palazzo d’Orleans si sono visti Innocenzo Leontini e Fabio Mancuso del Pd. Nel centrosinistra è invece esplosa la polemica. Il segretario Giuseppe Lupo ha convocato i vertici del Pd. Ne è venuto fuori un documento che boccia la linea del capogruppo Cracolici: «Non portare avanti la sfiducia è stato un errore politico inaccettabile. Lavoriamo all’unità del centrosinistra e teniamo aperto il dialogo con l’Udc. Siamo radicalmente alternativi al movimento di Lombardo e dei suoi eredi politici». Il capogruppo aveva rilanciato sottolineando che «la cosa importante è che ora non c’è più dubbio sulle dimissioni di Lombardo».


Ma Gianpiero D’Alia, leader dell’Udc, ha molto criticato la posizione timida del Pd sulla sfiducia: «Proseguirò il dialogo col Pd ma lo farà con interlocutori più affidabili di Lupo e Cracolici». Non a caso Francantonio Genovese e Nino Papania prendono le distanze da Cracolici: «Il problema non è la data in cui andare a votare ma il programma e le alleanze. Il Pd ha perso un’occasione per dimostrare fermezza e lungimiranza». Le critiche alla posizione sulla sfiducia arrivano anche da Giovanni Bruno, Davide Faraone e Alessandra Siragusa. E spingono la sinistra ad attaccare: per Idv, Sel ed FdS «il Pd va a rimorchio di Lombardo».

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