Cash flow, una talpa nell'organizzazione

All'ufficio delle entrate ci sarebbe stata una talpa che favoriva queste operazioni e che falsificava i dati per cancellare dalle liste degli insolventi alcuni soggetti «protestati». Con le società finanziarie la truffa riguardava la cessione del quinto dello stipendio

GELA. È stata denominata «Cash Flow» l'operazione giudiziaria della procura della Repubblica di Gela che ha portato all'incriminazione di 54 persone in varie province d'Italia, accusate di avere messo in piedi una organizzazione quasi perfetta dedita alle truffe in danno di società finanziarie e dell'erario. Il Gip, Lirio Conti, ha emesso 20 provvedimenti restrittivi: 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere, 7 agli arresti domiciliari e 3 obblighi di firma. Le centrali della truffa sarebbero state a Gela, nell'ufficio dell'imprenditore-consulente Fabio Fasulo, e ad Agrigento presso lo studio del commercialista Giuseppe Deni, entrambi sfuggiti alla cattura e ora ricercati  nsieme con un terzo presunto complice.


Tra i personaggi di spicco dell'inchiesta figura il consigliere comunale dell'Api di Caltanissetta, Lorenzo Tricoli, (posto agli arresti domiciliari) ex sindaco di Sommatino, quando militava nell'Udeur. Le due organizzazioni avrebbero realizzato truffe ai danni dello Stato per decine di milioni di euro attraverso l'emissione e l'utilizzo di fatture false, ripianamenti artificiosi di debiti e illecite compensazioni fiscali. All'ufficio delle entrate ci sarebbe stata una talpa che favoriva queste operazioni e che falsificava i dati per cancellare dalle liste degli insolventi alcuni soggetti «protestati». Con le società finanziarie la truffa riguardava la cessione del quinto dello stipendio. I prestiti venivano richiesti con false garanzie delle imprese in favore di soggetti che risultavano (a volte artificiosamente) lavoratori dipendenti, in parte complici in parte ignare vittime della truffa. l'incasso delle somme avveniva subito, il pagamento rateale si interrompeva dopo la prima scadenza. L'inchiesta a Gela sarebbe partita anche dalle denunce di una di queste persone truffate.


«Le indagini - si legge in un comunicato della procura - pur essendo Gela la base degli affari illeciti,  hanno interessato diverse aree del territorio siciliano (aree di Agrigento, Caltanissetta, Caltagirone) e nazionale (Como, Bologna, Roma)».

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