Salamone e Pullara in liquidazione Mercatone, contratti di solidarietà

La crisi colpisce il regno dei materiali per l'edilizia e per l'arredamento di bagni e cucine. L'azienda, che ha una trentina di lavoratori, intende “garantire i livelli occupazionali anche in futuro, perché stiamo rivedendo il modello di business e vogliamo salvare l'impresa”

PALERMO. La crisi miete nuove vittime fra le imprese e questa volta colpisce il regno dei materiali per l'edilizia e per l'arredamento di bagni e cucine. Salamone e Pullara spa, marchio in attività dal 1947, è in liquidazione e subisce gli strascichi dell'attuale blocco della cassa integrazione in Sicilia. All'inizio di giugno era arrivata ai sindacati una richiesta di concessione in deroga della cig fino a fine anno, ma l'Ufficio provinciale del lavoro non si è ancora riunito per esaminare la questione, anzi i cinque dipendenti già in cassa integrazione attendono mensilità arretrate. «In accordo col nostro consulente - spiegano dall'azienda -, visto come vanno le cose in questo momento, abbiamo deciso di revocare la richiesta di cassa integrazione e provare a garantire tutti con le nostre forze».
L'azienda ha alle proprie dipendenze una trentina di lavoratori e intende «garantire i livelli occupazionali anche in futuro, perché stiamo rivedendo il modello di business e vogliamo salvare l'impresa». Tradotto significa che l'intenzione è quella di chiudere e riaprire con una nuova formula e in altri locali. L'atmosfera tra i dipendenti è tranquilla, perché sentono il sostegno dell'azienda.
Stupiti per la decisione di revoca della richiesta di cassa integrazione i sindacati. «Non ci è ancora giunta una nota ufficiale» afferma Marianna Flauto della Uiltucs, che racconta di un altro fenomeno in crescita, quello dei contratti di solidarietà. «Ci hanno comunicato che Mercatone, società con punti vendita a Palermo e Carini - spiega - ha chiesto di stipulare un accordo per aumentare la percentuale di solidarietà nei contratti della filiale di Carini, finora ridotti in media del 30% delle ore. In pratica, chiedono di ridurre le ore fino al 50%, limite massimo fissato per legge. L'integrazione della retribuzione persa viene poi pagata dall'Inps all'80%».
Ma non si placa l'allarme per il blocco della cassa integrazione a cui, solo nella provincia di Palermo, hanno avuto accesso quest'anno 4.800 persone.
Sulla vicenda interviene Confindustria Palermo, guidata da Alessandro Albanese, che in una nota stigmatizza «l'ultimo schiaffo all'impresa e ai lavoratori privati. Saranno riviste e ristrette le condizioni per concedere gli ammortizzatori sociali. Con una duplice umiliante discriminazione nei confronti dei lavoratori delle imprese private, quella tra il mondo della formazione e quello dell'impresa e quella tra l'impiego nel settore pubblico e il lavoro privato - afferma -. Per i lavoratori e per i precari della pubblica amministrazione i governi e la politica manifestano sempre solerzia, zelo e puntualità nel cercare un paracadute, un rinnovo di contratto, un viaggio della speranza a Roma. Per i lavoratori privati vengono meno pure i fondi per la cassa integrazione».

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