Dell'Utri, domani in Cassazione udienza per tentata estorsione

ROMA. Per la terza volta approda in Cassazione, domani, innanzi alla Seconda sezione penale, la vicenda della tentata estorsione contestata al senatore Marcello Dell'Utri nei confronti dell'imprenditore Vincenzo Garraffa. Una contestazione dalla quale Dell'Utri è stato assolto - dalla Corte di Appello di Milano il 20 maggio del 2011 insieme al boss Vincenzo Virga - e contro il suo proscioglimento "perché il fatto non sussiste" ha fatto ricorso, ai supremi giudici, il pg milanese Isabella Pugliese. La prescrizione maturerà tra circa un anno, il primo luglio 2013. Secondo i giudici dell'appello, Dell'Utri - ventuno anni fa, quando era a capo di Publitalia - aveva "mobilitato due mafiosi del calibro di Virga e Buffa" per "convincere" Garraffa, allora patron della Pallacanestro Trapani, "a rispettare l'impegno", una restituzione di soldi nell'ambito di una sponsorizzazione in parte 'fittizia', ma non è stata "raggiunta la prova" che la "visita" dei due all'imprenditore fosse "idonea ad incutere timore". L'assoluzione era arrivata dopo quattro processi, tra primo e secondo grado, e due annullamenti da parte della Cassazione. Oltre al Pg Pugliese, ha fatto ricorso alla Suprema Corte anche Garraffa, in qualità di parte lesa. In base alla ricostruzione dell'accusa, Garraffa nel 1991 aveva ottenuto una sponsorizzazione per la società di pallacanestro di circa un miliardo e 700 milioni di lire, a lui versati attraverso Publitalia. Poi, un funzionario di Publitalia avrebbe chiesto a Garraffa di restituire metà della somma in nero, ma lui si era rifiutato. Sarebbe allora intervenuto Dell'Utri che avrebbe incontrato Garraffa a Milano, dicendogli di avere "uomini e mezzi per fargli cambiare idea". Uno di quegli uomini sarebbe stato Virga, che mesi dopo sarebbe andato dall'imprenditore per minacciarlo. I giudici, però, nelle motivazioni del proscioglimento hanno spiegato che "il quadro probatorio acquisito (...) non consente di considerare raggiunta la prova, oltre ogni ragionevole dubbio, che la visita incriminata fosse finalizzata ed idonea ad incutere timore e a coartare la volontà" dell'imprenditore "per indurlo al pagamento ingiusto". Il quadro probatorio invece lascia "ampio spazio all'ipotesi alternativa che tale visita avesse rappresentato un tentativo di interposizione mediatoria del Virga non ostile al Garraffa, effettivamente volta (...) ad aggarbare la vertenza insorta tra la persona offesa e Publitalia". Per i giudici, in sostanza, si può ritenere che Dell'Utri abbia "scelto i due personaggi per tentare di risolvere la vertenza non tanto o solo in ragione della loro 'mafiosita'' (...) quanto per la loro intensa precedente e coeva frequentazione 'amicale' con Garraffa".

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