La giunta come un Grand Hotel

La giunta regionale trasformata in un Grand Hotel: assessori che vanno e assessori che vengono. Un’immagine che, a quanto pare, ha colpito i lettori, visti i commenti comparsi sul nostro sito www.gds.it.
Toni e impostazioni diverse, ovviamente. Un dato, però, unisce tutti gli interventi: la condanna per questo gran traffico in entrata e in uscita da Palazzo d'Orleans proprio alla vigilia delle elezioni. Una dimostrazione di attaccamento al potere che certamente non favorisce la popolarità dei politici siciliani. Così c’è il giudizio molto netto di Giuseppe Pace secondo il quale la soluzione più sbrigativa è disporre lo sbarramento del portone di Palazzo d'Orleans con la motivazione: «Chiuso per furto».
Ma anche il giudizio molto più lungo e articolato di Honhil che spiega l’appartenenza alla casta come «l’unico ponte di collegamento tra gli aspiranti protagonisti della prossima stagione politica e quel "pulviscolo sociale" che può far realizzare l’agognato sogno». Cosicché «le elezioni non possono essere che lotte tra clan. E a volte divengono, nel gioco all’elastico di alleanze fortunate, delle vere e proprie scalate sociali. Si sgomita, si tradisce, ci si imbelletta per meglio apparire, dato che, per chi ci sa veramente fare ed ha un pizzico di fortuna, ogni campagna elettorale può diventare l'occasione della vita».
Una diagnosi non proprio esaltante della classe politica siciliana. Gli schieramenti che si dividono unicamente su questioni di potere e mai su modelli di sviluppo economico e sociale. L'elezione vissuta come la partecipazione ad una gara per ottenere, almeno per cinque anni, un posto sicuro e ben pagato.
Navigando fra il popolo del web lo scollamento rispetto alla società civile appare totalmente consumato. Da una parte la corporazione dei partiti che ripete se stessa. Dall'altro i cittadini stanchi dell’immobilismo e, soprattutto, dell’assenza di programmi. L’irritazione di Vincenzo Di Carlo si rivolge al Pd «che invece di sfiduciare subito Lombardo ancora lascia la spina accesa». Insoddisfazione non isolata. Il risultato delle primarie e, successivamente, l’elezione di Leoluca Orlando confermano che il maggior partito della sinistra, in Sicilia deve sciogliere ancora parecchi nodi prima di potersi affermare come componente egemone del centro-sinistra. Ma certamente non stanno meglio altri. Di ribaltone in ribaltone la maggioranza di centro-destra uscita trionfante dalle urne del 2008 è stata sfigurata fino a suggerire l'invocazione di Tuareg: «È urgente un blitz della procura della corte dei conti con l'ausilio delle fiamme gialle». Ma secondo Tanino: «Questo valzer di assessori politici camuffati da tecnici fa pensare che le dimissioni siano una farsa! Manca poco più di un mese alla verità su Lombardo e company!».
D'altronde lo stentato percorso all'Ars dell'ultima manovrina dimostra che ormai la cinghia di trasmissione si è frantumata. Le casse sono asciutte e i partiti non possono alimentare le loro clientele. Difficile non concordare con Honhil: «Il parassitismo sociale, in una realtà senza prospettive ed avvenire, è l’unico vero capitale da spendere, per gli elettori e gli stessi possibili eletti. La fideiussione omnibus che salva dal fallimento. L’ascensore sociale che può portare anche in paradiso. La moltitudine di dipendenti della Regione e tutte le strutture e sovrastrutture che ingabbiano l’economia e la indirizzano nella direzione indicata dal padrone pro tempore, fino ad arrivare all'insulsaggine del consulente del consulente per arrivare al consulente che meglio non si trova, che poi non è altro che il consulente del niente, sono figli e figlie del sistema della "spirtizza".

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