Pd, ancora incerti i tempi della sfiducia

Non lo sanno i deputati che la dovranno votare. E non lo sanno neppure coloro che la dovranno presentare. Da oggi il gruppo dei democratici all'Ars compirà gli atti necessari a formalizzare la presentazione del testo

PALERMO. Tempi lunghi e incerti. Non si sa quando la mozione di sfiducia del Pd contro il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, approderà a Sala d'Ercole. Non lo sanno i deputati che la dovranno votare. E non lo sanno neppure coloro che la dovranno presentare. Ma chi la presenterà? Perché non è da escludere che a redigere il testo assieme al Pd ci sia anche l'Udc.



Da oggi il gruppo dei democratici all'Ars compirà gli atti necessari a formalizzare la presentazione del testo. «Discuteremo con tutti i nostri deputati e lo sottoporremo agli altri gruppi parlamentari», ha annunciato il capogruppo all’Ars, Antonello Cracolici. A stabilire la data del voto in aula sarà la conferenza dei capigruppo, che si riunirà a metà settimana. Circolano, però, diverse ipotesi sulla tempistica. Secondo il capogruppo dell'Mpa, Nicola D'Agostino, difficilmente sarà discussa in aula prima del 30 o del 31 luglio. «Sono altre le priorità da affrontare. Si dovrà discutere del ddl 900, cioè della minifinanziaria, del ddl ”blocca nomine” e della legge voto sui precari. Testi che avranno una priorità rispetto a una mozione di sfiducia del tutto inutile, dal momento che Lombardo rispetterà l'annuncio. E il 28 o il 29 si dimetterà». Gli autonomisti sono convinti, che, però, nel caso in cui la mozione dovesse essere votata prima delle dimissioni i numeri per sfiduciare il presidente potrebbero mancare.


«Il Pdl non voterebbe il testo del Pd. O il Pd non voterebbe quello già presentato dal Pdl. Le motivazione della sfiducia sono diverse», aggiunge. Secondo il pidiellino Fabio Mancuso, «la mozione del Pd, in realtà, interverrebbe solo nel caso in cui Lombardo non si dovesse dimettere». Ma il segretario dei democratici, Giuseppe Lupo, assicura che il gruppo solleciterà la presidenza dell'Ars, perché i tempi siano brevi.  Intanto, le candidature di Claudio Fava e di Rosario Crocetta provano a rompere ogni tentativo d'accordo tra Pd e Udc. Che potrebbe indirizzare verso Palazzo d'Orleans Gianpiero D'Alia. Un'ipotesi alla quale lavorano, a Roma, le segreterie dei due partiti. Ma che, a Palermo, non piace né all'Italia dei Valori né a Sel.


I vendoliani hanno già fissato i paletti. Un loro esponente di primo piano è sceso in campo con un progetto «che va oltre i partiti», ma che potrebbe essere appoggiato dagli stessi partiti. In primis, proprio da Sel, se non si dovesse ricompattare il centrosinistra attorno a un'unica candidatura. Magari attorno a quella di Fava. Un'indicazione ribadita ieri a Palermo, nel corso dell'assemblea regionale del partito, che non accetta un'eventuale intesa tra Pd e Udc. L'Idv vuole capire se ci sono le condizioni per «costruire una casa comune», partendo dalle forze riformiste. Mentre guarda da lontano quelle moderate. Insomma, l'unità del centrosinistra si sgretola sempre più. E per ritrovarla l'ipotesi delle primarie al momento non è contemplata.

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