Regione, il Pd molla Lombardo: "Vado avanti da solo"

Il presidente della Regione sulle decisione del Partito democratico: "L'ho sempre considerato un interlocutore privilegiato ma è paradossale che ora questo partito si defila mentre i nostri avversari danno segnali di dialogo"

PALERMO. La marcia indietro del Pd, il gelo del presidente della Regione. Eccola la foto di una giornata giocata sul piano del tatticismo dai due principali alleati degli ultimi anni. Il Partito democratico riunisce in mattinata i deputati del gruppo e ratifica una decisione nell’aria da giorni: «Riteniamo esaurita la fase del governo tecnico perchè non c’è più un governo tecnico» dice Antonello Cracolici. È il ritiro del sostegno che maturava da giorni, da quando Lombardo ha inserito in giunta politici di Fli (Alessandro Aricò) e Api (Beppe Spampinato). Ma l’agenda fissata ieri indica varie tappe per i democratici. Lunedì il segretario Giuseppe Lupo riunirà la direzione regionale del partito. Fino ad allora non ci saranno richieste di dimissioni agli assessori in quota Pd, Pier Carmelo Russo e Mario Centorrino. Ma da lì a pochi giorni una richiesta informale ci sarà. E dopo le dimissioni, martedì, di Giosuè Marino (Rifiuti) e quelle probabili di D’Antrassi (Agricoltura) e Armao (Economia), le caselle da riempire si moltiplicano. Quasi un assist per Lombardo: «Per ora prendo io gli interim. Nei prossimi giorni riempirò i posti che si libereranno rafforzando, perchè no, il Nuovo polo». È la prima reazione di un presidente che va verso un monocolore, per dirla con le parole di Lino Leanza. E che per Cracolici ha invece un’altra chiave di lettura: «Non vorremmo che ciò si trasformi in un governo elettorale in cui più che le cose utili alla Sicilia si fanno quelle funzionali ai partiti. Il presidente sia sobrio e rispetti le istituzioni». Cracolici respinge però il pressing di Pid, Pdl e Grande Sud per votare insieme una mozione di sfiducia: «Confidiamo che Lombardo rispetti l’impegno di dimettersi il 28 luglio per votare il 28 ottobre».


Lombardo conferma: «Lascerò il 28 luglio, anche se più di un deputato mi chiede di restare in sella». Sarà tuttavia un governo senza maggioranza, almeno sulla carta. Lombardo allarga le braccia: «Non sarebbe la prima volta. E comunque da qui al 28 luglio non ci sono tante leggi da fare all’Ars». Ma la partita ora si gioca sulle alleanza in vista del voto. Cracolici confessa che «la vicenda giudiziaria di Lombardo ha influito sulle decisioni. Chiusa una fase, se ne apre una nuova. Puntiamo ad alleanze fra riformisti, autonomisti e moderati. Ma l’Udc è l’interlocutore essenziale». Segnale che il lavoro portato avanti da Francantonio Genovese con Gianpiero D’Alia sta dando i suoi frutti. E allora a sorpresa l’Mpa torna a guardare dall’altra parte. Un incontro fra Lombardo e Francesco Cascio all’Ars ha dato fiato, ieri, alla dietrologia. Lombardo si sbilancia un po’: «Io ho sempre considerato il Pd un interlocutore privilegiato ma è paradossale che ora questo partito si defila mentre i nostri avversari danno segnali di dialogo». Riferimento all’operazione di Leontini e Maira: «Ne sento parlare e la guardo con interesse come tutte le cose che succedono intorno a me - conclude Lombardo  -. Non sarò io però a fare le scelte ma il prossimo gruppo dirigente dell’Mpa». Anche se fra gli autonomisti c’è chi, come il capogruppo Nicola D’Agostino, continua a guardare al Pd.

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