La mafia per un siciliano all’estero

Lo sfogo: “È pesante come un macigno dover rispondere, cercare di giustificare, ammettere, nascondere il senso di vergogna che questa nube, capace di seguirti dappertutto, riesce a trasmetterti”

Per un Italiano che lavora all’estero, ancor di più se siciliano, risulta difficile non ritrovarsi in una conversazione sull’argomento Mafia. Personalmente trovo pesante come un macigno dover rispondere, cercare di giustificare, ammettere, nascondere il senso di vergogna che questa nube, capace di seguirti dappertutto, riesce a trasmetterti. Una nube che offusca tutte le cose buone che ti riguardano mettendo un’ombra sulla tua spalla e nonostante i tuoi sforzi, é capace di raggiungerti come solo i raggi del sole sanno fare.
Molti Italiani sono morti per contrastarla e combatterla, o soltanto perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma questo sembra non avere importanza per il resto del mondo. Proprio vent’anni fa, allora ventenne sono rimasto pietrificato dalla notizia della strage di Capaci, mentre mi preparavo per una festa di compleanno. Ricordo anche la spensieratezza interrotta nella domenica di via D’Amelio.
Ora al lavoro, unico italiano presente in questa installazione al largo dell’Angola, quella nube è riapparsa per l’incredibile evento della bomba di Brindisi: i colleghi mi hanno rivolto l’ennesima domanda e l’ennesimo commento.
Malgrado le tante stragi, gli episodi del ‘92 sono stati la mia sveglia, il mio momento di maturità e “consapevolezza” che la Mafia ha bisogno di una lotta culturale.
Molte definizioni, libri si possono leggere sull’argomento e molte sono le sfaccettature che può assumere oggi, nell’evoluzione che ha avuto da “coppola e lupara” che la identificano con il suo punto d’origine.
Io, nei giorni scorsi, nella periodica malinconia che come palermitano mi avvicinava al 23 maggio prima ed al 19 luglio poi,  avevo  provato a riassumere “cos’è per me la Mafia” nei punti seguenti. Tante altre definizioni per le svariate forme che può assumere, possono scaturire da questi principali:  
La Mafia é costringere un giovane a lasciare la propria terra ed i propri affetti per trovare lavoro.
La Mafia é costringere a versare parte dei tuoi gaudagni per avere “il permesso” di continuare a lavorare.
La Mafia é creare un ambiente dove l’accesso al lavoro é regolamentato dal sistema “scambio-favore” anziché “formazione-sapere”.
La Mafia  é investire sui difetti del territorio per oscurare i pregi e le ricchezze che ne garantirebbero lo sviluppo.
La Mafia é spingerti a nascondere la verità.
La Mafia é Silenzio forzato.
La Mafia é occhi che osservano ma non vedono.
La Mafia è occhi innocenti o coraggiosi che si chiudono prematuramente.
Vincenzo Arculeo

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