Cesare Mori entra nel dizionario della Treccani

Il "prefetto di ferro" fu protagonista della campagna repressiva contro la mafia, voluta da Mussolini dopo un viaggio in Sicilia nel maggio 1925, che trovò in lui un attuatore. L'uomo fu prefetto di Trapani nel giugno 1924 e trasferito quindi a Palermo nell'ottobre del 1925, dove rimase fino al giugno 1929

ROMA. Il 'prefetto di ferrò Cesare Mori entra nel Dizionario biografico degli italiani edito dalla Treccani, da poco pubblicato. Nato a Pavia l'1 gennaio 1872, Mori entrò a far parte dei ranghi dell'amministrazione di Pubblica Sicurezza nel 1898. Fu inviato a Bari dove si rivelò energico controllore degli ambienti anarchici e repubblicani. Trasferito prima a Castelvetrano, in provincia di Trapani, a seguito di una perquisizione illegittima in un caffè frequentato da repubblicani, si distinse per l'azione energica contro le locali bande di briganti. Firenze, Caltanissetta, Agrigento, Alessandria, Torino, Bologna e di nuovo Bari furono le successive tappe della sua carriera, che sembrò concludersi nel 1922 quando, subito dopo la nomina di Mussolini a presidente del Consiglio, fu collocato a disposizione. La carriera di Mori non era tuttavia finita. La campagna repressiva contro la mafia, voluta da Mussolini dopo un viaggio in Sicilia nel maggio 1925, trovò il proprio zelante ed energico attuatore nel prefetto a disposizione che fu richiamato in servizio, nominato prefetto di Trapani nel giugno 1924 e trasferito quindi a Palermo nell'ottobre del 1925, dove rimase fino al giugno 1929. Come sottolinea il Biografico Treccani, Mori riconobbe esplicitamente che la propria azione repressiva includeva momenti di arbitrarietà.


Le armi principali della campagna repressiva contro i mafiosi furono così lo spregiudicato uso del confino e dell'accusa di associazione a delinquere: bastò spesso la sola
testimonianza dei funzionari di Pubblica Sicurezza per essere condannati. Mori acquisì un'enorme popolarità, in Italia e all'estero, alimentata anche dalla propaganda del regime, che sottolineava il successo del fascismo là dove lo Stato liberale aveva fallito: la sconfitta della mafia. Il 24 giugno 1929 gli giunse inaspettato un telegramma di Mussolini che lo collocava a riposo per anzianità di servizio.

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