Regione, un posto in giunta per Savona e Aricò?

Due o tre cambi tra gli assessori poi le elezioni in autunno. Il dubbio riguarda il ruolo del Partito democratico. Il governatore: "Il Pd non c’è mai stato in giunta e credo che mai ci sarà"

PALERMO. Due o tre cambi in giunta subito, poi le elezioni in autunno. Raffaele Lombardo ribadisce il piano in vista delle elezioni. E lo fa nel giorno in cui è costretto a registrare la nuova presa di distanze di Confindustria: al convegno organizzato a Caltanissetta con big dell’antimafia e la Marcegaglia, lui non è stato invitato. La Camera di Commercio, guidata da Antonello Montante che è anche leader degli industriali, ha preferito il vicepresidente ed ex prefetto Giosuè Marino.
Lombardo deve fronteggiare una richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno alla mafia. E nel frattempo prepara il suo quinto governo che dovrebbe sancire il patto fra alleati in vista del voto d’autunno: «I cambi riguarderanno uno o due assessori, poi dovrò coprire il posto già libero alla Famiglia». Il governatore vorrebbe dar spazio a politici che, dimettendosi poi dall’Ars, farebbero entrare i primi dei non eletti. Certo l’ingresso di un politico di Fli (Alessandro Aricò in pole position) e dell’Mpa (Riccardo Savona), il dubbio riguarda il ruolo del Pd: «Il Pd non c’è mai stato in giunta e credo che mai ci sarà» ha aggiunto Lombardo. La risposta arriverà dopo i ballottaggi, quando si capirà quale fra la linea pro-Mpa (quella di Cracolici) e la linea che guarda solo a sinistra avrà la meglio. In ogni caso Lombardo smentisce di aver offerto a Mirello Crisafulli, espressione dell’ala ostile al governo, un posto in giunta. Retroscena rivelato dallo stesso Crisafulli: «Non so se ha le allucinazioni - ha replicato Lombardo -. Con lui non parlo. Le uniche volte che ci siamo incontrati mi sono limitato a consigliarli la dieta Dukan, purtroppo senza ottenere risultati». Lombardo ha anche criticato il suo Mpa: «Sono deluso dall’evoluzione del mio movimento. Si è trasformato in un partito del potere e del governo».

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