Ora monta la paura per Grillo

Uno sconquasso. I grillini di là del loro trionfalismo e della para-retorica rivoluzionaria offrono a tutte le forze politiche, ridimensionate nella tornata amministrativa, motivo di riflessione e di preoccupazione. In tre città, Parma, Genova e in provincia di Treviso, dove il movimento di Beppe Grillo ha conquistato un sindaco alla prima tornata, i partiti tradizionali, gli schieramenti sui quali fin qui si era articolata la politica italiana, si leccano le ferite. E anche in altre zone c'è allarme per il fenomeno nuovo che è diventato il canale proprio dell'anti-politica. Il Presidente della Repubblica minimizza e assicura che non c'è stato nessun boom, ma questa rassicurazione non vale a placare preoccupazioni e timori. Al Capo dello Stato Grillo risponde ricordando che presto si andrà alle elezioni politiche e predicendo un suo successo anche in Parlamento. Non si tratta di stabilire quanto attendibili siano queste previsioni, resta il fatto che tutti i partiti hanno avvertito il colpo. Perfino la Lega, finora intoccabile sul territorio, ha subito un dimezzamento in zone che già furono di sicuro successo. Qualcuno ha voluto leggere nell'exploit dei grillini una critica e un indebolimento del governo, ma è evidente che i feriti più gravi si sono registrati fra i partiti. Taluni osservatori vogliono sostenere che l'attuale tipo di governo sganciato dalla politica tradizionale abbia contribuito all'affossamento dei partiti, ma appare chiaro che non è il governo Monti ad aver fagocitato i partiti, sono i partiti che rischiano di colpire anche il governo. E' evidente che in questo periodo i partiti hanno mancato di adeguarsi sia agli effetti della crisi che alle necessità del Paese. Nessun segno di autoriforma e di consapevolezza è venuto dalle forze tradizionali, che talvolta si sono sdraiate sulla linea del premier e qualche altra volta hanno omesso di parlare con chiarezza al Paese e ai loro stessi elettori. Nel frattempo sono emerse storie scabrose di finanziamenti pubblici sperperati, non una parola chiara si è sentita contro la corruzione, gli sperperi dalla pubblica amministrazione e il contenimento vero dei costi della politica. I partiti si sono stentatamente trascinati fra silenzi e omissioni e i cittadini non hanno avvertito alcun segnale di rinnovamento, ma soltanto una stanchezza propositiva e progettuale tale da rendere vana ogni speranza. Tutti questi elementi sono stati il letame necessario alla crescita dell'anti-politica. Sembra assurdo, ma in questi tempi magri per molti cittadini il movimento di Grillo può apparire come l'opportunità di uno sfogo e di un'invettiva. A questo siamo ed è inutile cercare nella sociologia politica spicciola i motivi di questa disperazione civile. I partiti hanno fallito e non saranno le rassicurazioni del Presidente Napolitano a limitare le conseguenze di questo fallimento. Il governo non c'entra: la spremitura operata da Monti ha inasprito gli animi, ma non è soltanto un calcolo economico ad avere innescato la rabbia contro i partiti.

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