Sicilia, Politica

Intese fallite, conto salato per Pdl e Pd

Alle amministrative i grandi partiti pagano le divisioni interne. Il Popolo delle Libertà si salva solo a Trapani e Sciacca, il Terzo Polo regge a Marsala e Castelvetrano

PALERMO. Crollano i partiti tradizionali mentre il Terzo polo si spacca e lì dove tenta il patto col Pd ottiene risultati contraddittori. La fotografia dei dati delle liste nelle tre grandi città al voto mostra soprattutto la crisi di Pdl e Pd: sempre che i dati forniti dai Comuni siano confermati al termine del riconteggio chiesto dalla Regione. A Palermo, l’unica attenuante per Pd e Pdl è l’effetto Orlando. Per il resto gli uomini di Alfano si fermano all’8,3%: nel 2007 la somma di An e Forza Italia portò a un rotondo 25% a cui si poteva sommare anche il 3,5% conquistato dalla lista di Carlo Vizzini. La prima volta che il Pdl si è misurato, per la Camera nel 2008, raggiunse subito il 46,8. Certo, elezioni politiche e amministrative non sono paragonabili e anche questa volta c’è da valutare l’addio di Vizzini (2,3%) e l’effetto Miccichè che da solo ha raggiunto quasi il 6% ma il trend è da zona retrocessione. E ciò vale anche per il Pd, fermatosi oggi al 7,7 per cento quando la somma di Ds e Margherita assicurò nel 2007 il 16% e alla Camera l’anno dopo permise di arrivare al 25,4 per quanto all’interno di una tornata elettorale fallimentare. Ad Agrigento, l’altra città cara ad Alfano, il Pdl paga ancora di più le divisioni. Il dato dei berlusconiani si ferma oggi al 14,8% che assicura il primo posto fra i partiti ma è di molto inferiore al 27,3% assicurato da An e Forza Italia nel 2007. Ad Agrigento la differenza l’hanno fatta i finiani, che hanno conquistato da soli il 7,4% e Grande Sud di Gianfranco Miccichè che è arrivato all’11%. Alfano avrebbe perfino attutito il colpo se non avesse subìto l’effetto di una lista autonoma, Patto per il territorio (13,8%), creata da alcuni ex fedelissimi che hanno invece poi sposato la causa del sindaco uscente Zambuto (Udc). Il dato fotografa comunque la dispersione di un patrimonio elettorale che alle ultime Politiche aveva toccato all’ombra dei templi il 48,4%. Ad Agrigento non va meglio al Pd, fermatosi al 7,7%. I democratici hanno visto naufragare lì il progetto di alleanza Pd-Terzo polo (Mpa-Api e Fli) che ricalca la maggioranza alla Regione ma non è bastato a portare al ballottaggio Maria Lo Bello. Nel 2007 Ds e Margherita garantivano un 9,6% e c’era pure una lista autonoma (Hamel) che raggiunse il 2,8%. Oggi il Pd paga anche la rottura con Peppe Arnone. Sempre nell’Agrigentino, il Pd non trae vantaggio dal patto con Mpa e terzopolisti neppure a Sciacca dove consegna la città, che amministrava dal 2007, al pidiellino Fabrizio Di Paola. Il Pdl va un po’ meglio a Trapani dove la somma fra la lista ufficiale e quella di Fazio fa raggiungere il 24,2% malgrado nel 2007 la coalizione fra Forza Italia, An e varie liste civiche avesse garantito il 31,6. Anche a Trapani il Pdl paga le scissioni, Miccichè ha supportato un candidato rivale e la sua lista ha raggiunto il 7,5% (ma c’è anche la civica Grande Trapani all’11%), lo stesso vale per i finiani che portano a casa l’8,3% a sostegno dello stesso candidato di Grande Sud. A Trapani chi soffre di più è il Pd che, senza spaccature, non arriva al ballottaggio e vede scendere i consensi alla lista: 9,3% a fronte del 13,7 che Ds e Margherita ottennero nel 2007. Se poi si guarda al dato delle Politiche del 2008, il Pd aveva raggiunto alla prima uscita ufficiale il 22,8. Fra le grandi città non si può trascurare Marsala. Lì la spaccatura nel centrodestra ha mischiato le carte in po’ in tutti i partiti. E così il Pdl (in corsa per il ballottaggio) non è andato oltre il 5,5% in una città che amministrava da varie legislature. Marsala è uno dei pochi casi in cui il patto fra Pd e Terzo polo ha funzionato portando al ballottaggio Giulia Adamo (Udc ma ex Pdl), lì però è il partito di Casini a fare la differenza e comunque il Pd va sotto il 10% fermandosi al 9,3. Se i due partiti che trainavano i poli sono naufragati fra le spaccature, anche il Terzo polo ha pagato la frammentazione registrando qui e lì varie buone affermazioni ma mai sommabili in un unico contenitore. A Palermo l’Mpa di Lombardo arriva al 7,3% crescendo dal 3,8 del 2007. Ma vede accanto a sè il flop della lista di Fli e il risultato inferiore alle attese della lista Palermo Avvenire, creata dai due assessori più in prima linea della giunta Lombardo, Massimo Russo e Gaetano Armao, che si è però fermata al 3,5 non superando lo sbarramento. Russo fa sapere di essere comunque soddisfatto e di guardare alle Regionali: «Il cammino è lungo e continuerà ad aggregare». L’assessore si dice più soddisfatto dell’11% conquistato a Marsala dove però si è alleato col Pdl, eterno rivale alla Regione. A Palermo l’Udc, che si stacca dal Terzo polo per sposare il Pdl, supera con il 7,6% i cugini del Pid, nello scontro fra eredi della stagione cuffariana. Il partito di Casini vola fino al 12% ad Agrigento, dove si schiera da solo a sostegno di Zambuto e, rileva il leader Gianpiero D’Alia, ottiene buone performance a Scicli, San Cataldo e Aci Catena: «L’Udc è un perno vitale per amministrare nell’Isola». Un altro dei pochi Comuni in cui il patto Pd-Terzo polo ha funzionato è Castelvetrano dove Felice Errante è in vantaggio su Giovanni Lo Sciuto del centrodestra: lì però è stato l’Mpa a spaccare il fronte centrista e andare col Pdl.

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