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In Francia socialisti avanti ma i mercati hanno paura

Vince Francois Hollande seppure con uno scarto inferiore alle previsioni su Nicola Sarkozy. La destra di Marine Le Pen ottiene un successo superiore a quello raggiunto dal padre nel 2002 anche se non sufficiente ad accedere al ballottaggio. Il Partito Comunista di Melenchon è arrivato all’11%. L’astensione supera il 20%. Significa che il populismo dilaga in Francia. I mercati reagiscono con la violenza che conosciamo: crollano i listini con cali superiori ai tre punti. Lo spread dei Btp è arrivato a quota 412 punti. Certo il record di 550 toccato a novembre è ancora lontano. Non più lontanissimo.
Gli uomini politici, come gli apprendisti stregoni, giocano con gli incantesimi sperando di poterli dominare. Nella ballata di Goethe deve tornare il maestro per riportare ordine fra scope che danzano, fiumi d’acqua dilaganti, oggetti che ballano indiavolati. A chi toccherà il compito di rimettere ordine? L’unica speranza è affidata al buon senso. Perché vediamo serpeggiare radicalismi senza speranza o estremismi buoni per ogni stagione. A Parigi come a Roma.
Il problema nella sua essenza è molto semplice: sistemi di protezione sociale molto estesi hanno creato deficit crescenti in tutta Europa. Sarà stato giusto o sbagliato? Non importa ormai saperlo. È successo e basta anche se il ripetersi di casi di corruzione rende ancor più intollerabile il contesto. Adesso gli Stati europei sono costretti, mensilmente, a emettere miliardi di titoli per finanziare enormi disavanzi. Dice un vecchio slogan di Borsa: se tieni un uomo per il portafoglio controlli anche il suo cuore e il suo cervello. Lo stesso principio vale per gli Stati. Il potere è in mano ai mercati che rinnovando periodicamente le cambiali (e aggiungendo anche qualcosa) hanno affermato diritti forti. Questa situazione sta limitando la sovranità popolare? L’Unione Europea è una comunità in libertà vigilata? I governi devono più obbedienza allo spread che al voto, tanto che ieri si è dimesso anche il premier olandese? Può darsi. Ma la colpa non è dei mercati così come le banche non sono responsabili dei comportamenti dei loro debitori. L’unica cosa che conta, per loro, è riavere indietro i soldi che hanno prestato. Sarà cinico? Forse. Sarà irrispettoso dei diritti della società? Probabilmente. Sarà ingiusto? Anche. E allora? Piaccia o non piaccia non può che essere così. L’alternativa è quella di costringere la Banca centrale europea a stampare moneta. Tuttavia la Germania si oppone perché una scelta del genere crea inflazione. Un pericolo che a Berlino temono più del colera: l’hanno sofferta sulla loro pelle negli anni 30 quando l’acquisto di un chilo di pane poteva avvenire solo in cambio di una carriola di banconote. La conclusione fu il nazismo e a soffrire non furono solo i tedeschi ma tutto il mondo. Meglio non rischiare neanche lentamente. La Repubblica Democratica ha messo la stabilità monetaria in Costituzione. Essendo la Germania l’azionista di riferimento dell’Unione europea è chiaro che non si può fare nulla contro la sua volontà. Al massimo un po’ la voce grossa ai summit di Bruxelles. Non molto di più.
Né esiste alternativa: la rottura dell’euro significherebbe la polverizzazione dei valori: caduta dei redditi, azzeramento dei risparmi, perdita del potere d’acquisto di salari e stipendi. È questo che vogliamo? I mercati chiedono austerità e sviluppo. Vuol dire taglio degli sprechi e riduzione delle tasse per rimettere in movimento la macchina dei consumi. La ricetta di Hollande, vincitore al primo giro, è esattamente opposta: allargamento della spesa pubblica, riapertura del trattato che impone ai Paesi Ue di raggiungere il pareggio di bilancio, più assunzioni negli uffici statali, abbassamento dell’età pensionabile (da 62 anni a 60), tasse in crescita.
Il complesso di queste manovre porterà inevitabilmente ad un aumento della spesa pubblica in Francia. Vuol dire che i mercati saranno messi ancora sotto pressione. Ieri si sono ribellati precipitando. Non sarà un atterraggio morbido. Allacciamo tutti le cinture di sicurezza.

FONDI@GDS.IT

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