Debacle alle comunali, malumori nel Pdl

Secondo Alfano la sconfitta è legata alla rottura dell’alleanza con la Lega e all’appoggio a Monti. Ma non è in discussione la tenuta del governo

ROMA. Angelino Alfano non ci gira intorno e parla di sconfitta. Silvio Berlusconi, da Mosca, prova a minimizzare gettando acqua sul fuoco: "Il risultato è ben al di sopra delle aspettative". Parole usate soprattutto per archiviare in fretta l'esito delle urne e guardare già al dopo: un dopo che prevede una confederazione dei moderati. Operazione che ha comunque bisogno di tempo. Un dato che dovrebbe, almeno al momento, garantire il governo Monti. Ma l'umore dei dirigenti del partito è pessimo. Tranne il successo di Lecce, il Popolo della Libertà perde città simbolo come Palermo ed al Nord in molte realtà è scavalcato dai grillini.   
Ad informare il Cavaliere della debacle è l'ex Guardasigilli. La fotografia fornita è dura, l'ex capo del governo ascolta in silenzio dicendosi però convinto che il suo partito sia stato penalizzato innanzitutto dall'antipolitica, dall'aver rotto l'alleanza con la Lega, ma soprattutto a 'pesare' nel voto dell'elettorato è stato l'appoggio al governo di Mario Monti: "Paghiamo un prezzo nella consapevolezza che lo stiamo pagando per il bene dell'Italia", è il messaggio che manda Alfano per mettere in chiaro che la sconfitta non avrà ripercussioni sulla tenuta del governo. Già ma fino a quando, si domandano ormai nel Pdl e sopratutto se lo chiede l'ala più critica convinta che l'unica alternativa per evitare di "scomparire" sia quella di staccare la spina al governo. Alfano e il Cavaliere sanno bene che il malumore è tanto, così come il rischio di un'implosione, ma alternative al momento non ce ne sono.   
Certo è, spiegano da via dell'Umiltà, che la musica deve cambiare. Ed il primo segnale di una  presa di distanza dall'esecutivo è la richiesta avanzata dall'ex Guardasigilli stoppare i cosiddetti vertici 'Abc' con il premier. Riunioni, accusa Alfano, che "non hanno portato a nulla". A questo si accompagnerà un pressing costante sull'esecutivo con la 'minaccia' di votare solo i provvedimenti che ricevono l'ok del partito. Toni muscolari per tenere a freno l'ala più critica che giorno dopo giorno aumenta il consenso interno. La debacle delle amministrative di fatto ha ripercussioni anche sulla figura del segretario. Ed anche se nessuno ne chiede ufficialmente le  dimissioni, in molti pretendo una 'svolta' come ad esempio il sindaco di Roma Gianni Alemanno che chiede "la convocazione urgente del congresso".   
Togliere il sostegno a Monti ora sarebbe una mossa folle, è l'opinione invece di chi consiglia al Cavaliere di usare la prudenza e di non perdere tempo nel dare una nuova veste al Pdl. Già perché è quello il progetto nella mente dell'ex premier che anche ai suoi ha ripetuto la necessità di accelerare con il rinnovamento: Dobbiamo presentare agli elettori - ha detto anche oggi - qualcosa di nuovo se vogliamo riconquistare i voti. Ed il pensiero corre subito a quell'intesa con i moderati, una confederazione, che a detta dell'ex premier consentirebbe di vincere le elezioni.

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