Palermo, un'orchestra per il teatro Garibaldi

Sono 52 musicisti che hanno creato un gruppo diretto da Luca Lo Bianco che comprende siciliani, olandesi, polacchi. Domenica sera ha dato vita alla prima produzione “site-specific”, utilizzando un metodo alternativo di conduzione

PALERMO. Il teatro Garibaldi prosegue il suo percorso di rinascita attraverso una serie di azioni che catalizzano energie creative differenti. I portavoce del comitato Teatro Garibaldi Aperto ribadiscono l’appartenenza dello spazio ai cittadini, e dunque lo definiscono “mentale”, luogo di creazione spontanea, di aggregazione, pretesto per dare vita a nuove produzioni culturali autonome e inedite.
È così che un gruppo di 52 musicisti ha creato un’orchestra diretta da Luca Lo Bianco che comprende siciliani, olandesi, polacchi. Una libera orchestra che domenica sera ha dato vita alla prima produzione “site-specific” per il Teatro Garibaldi, utilizzando un metodo alternativo di conduzione orchestrale. Un metodo che è in realtà un vero linguaggio basato su simboli codificati, su gesti e su una segnaletica indicativa, frutto della creatività di Gabrio Bevilacqua e dello stesso Lo Bianco.Una sorta di metalinguaggio in cui i musicisti sono attori e al contempo anche compositori.
Insieme al direttore tracciano un racconto musicale che vive proprio mentre lo si fa.
Artisti che raccontano attraverso la musica di uno spazio che lentamente cerca di riappropriarsi della sua natura di contenitore culturale “attivo”.
Un gesto di esistenza il loro che si traduce in uno spettacolo per Palermo, a dimostrazione della ricerca di una continuità di azione aperta ai vari ambiti del fare.
Laddove la commistione tra arti visive, musica, danza e teatro rappresenta una risorsa per ripensare il modello di gestione degli spazi dell’arte.
Anzi l’intento principale del Comitato, arduo e affatto semplice, sembrerebbe proprio quello  di mettere a punto e poi esportare un modello nuovo di fare cultura. Capace di attingere alla multidisciplinarietà dei linguaggi culturali pur restando fedele all’identità di un luogo. Una programmazione fluida e senza barriere: laboratori, dibattiti, incontri con gli artisti, spettacoli. Questo è il palinsesto del Teatro Garibaldi Aperto. Un tentativo di resistenza pacifico ed ostinato che però ha il passo incerto di chi ancora non conosce il proprio futuro.
Bello sarebbe se tutti insieme, ciascuno secondo il proprio ruolo sociale, decidessero di capitalizzare i migliori intenti di questa ventata fresca per costruire qualcosa che abbia basi solide, capaci realmente, e nel tempo, di divenire per la collettività un “bene comune”.

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