Domenica, 24 Settembre 2017

Palermo, Foro italico tra carcasse e abbandono

Ancora problemi nel prato che fa da intermezzo tra Cala e Sant'Erasmo. Tra cestini sempre pieni, rifiuti anche ingombranti e quei birilli colorati che chiamarono «principesse» e che ora sembrano nobildonne decadute
Sicilia, Cronaca

PALERMO. Più che Foro in questo momento forse sarebbe meglio chiamarlo Buco Italico. Fregandosene dell’etimologia latina. Perché il prato che fa da intermezzo tra Cala e Sant'Erasmo non è più un grande spazio pubblico all’aperto, un forum. Piuttosto è un fossato dove l'erba si dirada. E dove, appunto, adesso dominano i fori intesi come buche. Il verde scompare e, contemporaneamente, il degrado avanza. Tra cestini sempre pieni, rifiuti anche ingombranti e quei birilli colorati che chiamarono «principesse» e che ora sembrano nobildonne decadute.
Eppure non sono pochi i podisti, i ciclisti e gli amanti della passeggiata che scelgono questo scenario, salvato soltanto dalla vista che si ha sul fronte del mare.


Armando Scialanga, 41 anni e linea invidiabile, corre un giorno sì e uno no ed è un testimone perfetto di quello che succede al Foro Italico. Indica un frigorifero abbandonato e attacca: «Ecco, questo è l'emblema di questo posto. Lo hanno lasciato 32 giorni fa e ancora nessuno lo ha rimosso. Ormai attendiamo il nuovo sindaco». Giuseppe Federico, parrucchiere, si sofferma sulle condizioni del prato, lui che di tagli e forbici se ne intende: «Non venivo da un anno, ho trovato un disastro. Nessuno si cura di uno dei pochi spazi all'aria aperta della città». Quasi tutti, in un modo o nell'altro, citano l'amministrazione che verrà. Anche Francesco Di Liberto, cinquantenne, impiegato di una ditta di autoricambi, confida nel nuovo: «Perché questo è il più bel parco che abbiamo noi palermitani e occorre dotarlo di servizi e di vigilanza, soprattutto di sera, quando diventa il regno dei motorini». Dopo la mareggiata di febbraio bisogna anche recuperare la zona interdetta e il manto erboso. Già al lavoro gli uomini del Coime, i tecnici di Ville e Giardini e gli operai Gesip. 

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