Palermo, Foro italico tra carcasse e abbandono

Ancora problemi nel prato che fa da intermezzo tra Cala e Sant'Erasmo. Tra cestini sempre pieni, rifiuti anche ingombranti e quei birilli colorati che chiamarono «principesse» e che ora sembrano nobildonne decadute

PALERMO. Più che Foro in questo momento forse sarebbe meglio chiamarlo Buco Italico. Fregandosene dell’etimologia latina. Perché il prato che fa da intermezzo tra Cala e Sant'Erasmo non è più un grande spazio pubblico all’aperto, un forum. Piuttosto è un fossato dove l'erba si dirada. E dove, appunto, adesso dominano i fori intesi come buche. Il verde scompare e, contemporaneamente, il degrado avanza. Tra cestini sempre pieni, rifiuti anche ingombranti e quei birilli colorati che chiamarono «principesse» e che ora sembrano nobildonne decadute.
Eppure non sono pochi i podisti, i ciclisti e gli amanti della passeggiata che scelgono questo scenario, salvato soltanto dalla vista che si ha sul fronte del mare.


Armando Scialanga, 41 anni e linea invidiabile, corre un giorno sì e uno no ed è un testimone perfetto di quello che succede al Foro Italico. Indica un frigorifero abbandonato e attacca: «Ecco, questo è l'emblema di questo posto. Lo hanno lasciato 32 giorni fa e ancora nessuno lo ha rimosso. Ormai attendiamo il nuovo sindaco». Giuseppe Federico, parrucchiere, si sofferma sulle condizioni del prato, lui che di tagli e forbici se ne intende: «Non venivo da un anno, ho trovato un disastro. Nessuno si cura di uno dei pochi spazi all'aria aperta della città». Quasi tutti, in un modo o nell'altro, citano l'amministrazione che verrà. Anche Francesco Di Liberto, cinquantenne, impiegato di una ditta di autoricambi, confida nel nuovo: «Perché questo è il più bel parco che abbiamo noi palermitani e occorre dotarlo di servizi e di vigilanza, soprattutto di sera, quando diventa il regno dei motorini». Dopo la mareggiata di febbraio bisogna anche recuperare la zona interdetta e il manto erboso. Già al lavoro gli uomini del Coime, i tecnici di Ville e Giardini e gli operai Gesip. 

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