Gela, raffineria ferma dal 10 maggio

Firmato nella notte l'accordo fra l'Eni e i sindacati sullo stop per un anno di due delle tre linee di produzione dello stabilimento. Cassa integrazione per 400 dipendenti a rotazione e non più per 500

GELA. E' stato firmato nella notte a Gela l'accordo fra l'Eni e i sindacati sulla fermata per un anno di due delle tre linee di produzione della raffineria e sulla cassa integrazione che non sarà più per 500 persone del diretto, ma per 400 a rotazione (dove possibile) e con modalità differenti tra esercizio e servizi.
Lo stop per gli impianti della linea 1 (Topping 1-Coking 1) e 3 (Vacuum-Fcc) scatterà il 10 maggio e si concluderà lo stesso giorno dell'anno prossimo. Per il personale della produzione la cassa integrazione durerà 10 mesi (nove per quelli della linea 1) perché gli impianti, una volta fermati, dovranno essere bonificati e posti in sicurezza (stato di conservazione), così come avranno bisogno di un margine di tempo preventivo per il loro riavvio. Nel frattempo potranno essere organizzati corsi di formazione e addestramento. Le parti hanno confermato la validità dei precedenti accordi e in particolare di quello del 26 maggio 2011 che stanzia per Gela investimenti pari a 480 milioni. "Abbiamo cercato di trasformare una situazione di effettiva crisi economica e di surplus produttivo - hanno detto i segretari di Filctem-Cgil, Femca Cisl e Uilcem-Uil - un'opportunità di crescita per la raffineria di Gela, impegnando l'azienda a effettuare vecchi e nuovi lavori nei 12 mesi di fermata".
Il petrolchimico dovrebbe diventare un enorme cantiere, con beneficio anche per l'indotto che potrebbe così ridurre sensibilmente il previsto numero di 300 dipendenti in cassa integrazione e la durata. Una commissione tecnica paritetica (azienda-sindacati) avrà il compito di monitorare l'avanzamento dei lavori e la rotazione del personale in Cig. Inoltre, ogni quattro mesi, i segretari provinciali dei sindacati incontreranno i vertici della Raffineria di Gela per fare il punto della situazione. Ma istituzioni locali e partiti politici giocano un'altra carta con il governo nazionale, quella della dichiarazione dello stato di crisi per Gela, al fine di ottenere finanziamenti per opere infrastrutturali e per rilanciare l'economia del territorio gelese. Due gli incontri previsti per i prossimi giorni a Roma.

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