Niente soldi dal pubblico, aziende chiudono: in Sicilia debiti per 3 miliardi

Gli spaventosi dati sono forniti dalle associazioni di categoria e dagli uffici del dipartimento regionale dell'Economia. "Il 60% delle imprese è fornitrice degli enti pubblici - dice Alessandro Albanese di Confindustria Palermo - per cui i ritardi, la malaburocrazia e talvolta l'intermediazione della politica hanno contribuito nel 2011 alla chiusura di 600 imprese in tutta l'Isola di cui circa 200 solo a Palermo, con oltre 1200 lavoratori licenziati"

PALERMO. Gli imprenditori la spiegano un po' così: «Fino ad aprile si attende l'approvazione del bilancio e gli enti pubblici non saldano i debiti con le aziende, a settembre invece scattano i meccanismi rigidi del patto di stabilità. Se sei fortunato ti pagano tra giugno e agosto, altrimenti puoi aspettare anche due anni». Un meccanismo ritenuto «infernale», che è solo uno dei tanti motivi per i quali oggi le imprese siciliane, secondo i dati forniti delle associazioni di categoria e dagli uffici del dipartimento regionale dell'Economia, vanterebbero tre miliardi e mezzo di euro nei confronti dello Stato, della Regione e degli enti locali. Per capire la dimensione del problema basta solo sapere che «il 60% delle imprese è fornitrice degli enti pubblici - dice Alessandro Albanese di Confindustria Palermo - per cui i ritardi, la malaburocrazia e talvolta l'intermediazione della politica hanno contribuito nel 2011 alla chiusura di 600 imprese in tutta l'Isola di cui circa 200 solo a Palermo, con oltre 1200 lavoratori licenziati».
Questa volta il problema non è un marchio di fabbrica dell'Isola ma riguarda tutto il mondo


imprenditoriale italiano. Antonio Tajani, da vicepresidente della Commissione europea e commissario responsabile per l'Industria e l'imprenditoria, spiega che «c'è una direttiva che prevede pagamenti entro 30 giorni, con limitate eccezione fino a 60, pena interessi di mora dell'8%.


Gli Stati dell'Unione europea devono attuarla in maniera corretta e completa entro il termine ultimo di marzo 2013 per evitare procedure d'infrazione da parte della Commissione». E invece la norma non sarebbe stata ancora recepita «e in Italia capita che per saldare un debito della pubblica amministrazione - sostiene Mario Filippello della Cna - passino da sei mesi fino a due anni. Così o l'impresa ha le spalle solide o è destinata a entrare in crisi».
La questione interessa un po' tutti i settori produttivi, a cominciare dalla sanità, dove Barbara Cittadini, nelle scorse settimane, aveva lanciato un appello assieme all'ex presidente di Confindustria Ivan Lo Bello: «Le nostre aziende vantano un credito di 130 milioni, senza il pagamento delle prestazioni da parte della Regione sono a rischio le retribuzioni dei seimila dipendenti del settore». L'esempio più eclatante è però quello degli Ato rifiuti, società nate per gestire la raccolta in Sicilia oggi al collasso, che attendono il pagamento di circa un miliardo da parte dei Comuni. «Il buco si ripercuote su tanti lavoratori - spiega Filippello - dal meccanico che ha aggiustato un mezzo al fornitore di carburante».


Per Giuseppe Catanzaro, di Confindustria Sicilia, «i ritardati pagamenti costituiscono un altro grave fenomeno del deliberato agire di certa politica, che assieme ai Comuni appare a dir poco distratta dal momento che nessuno si è preoccupato di incassare quel credito». Dal canto suo, l'assessore per l'Economia, Gaetano Armao ha spiegato che «la Regione ha fatto la sua parte a cominciare dall'accordo con le banche per la sospensione o la moratoria per le imprese di ogni settore del pagamento dei mutui e dei debiti, estendendone la portata ai finanziamenti erogati da Irfis, Ircac e Crias. Adesso stiamo lavorando con dare piena attuazione alla certificazione dei crediti vantati dai privati nei confronti delle pubbliche amministrazioni locali». Ed è questo il tema che sta più a cuore delle associazioni di imprenditori, cioè la possibilità di attestare il credito vantato per poter ottenere o un finanziamento o una sorta di compensazione con i tributi da pagare. Del resto, spiega Tajani, «non vedo differenze tra l'obbligo, non solo giuridico ma anche morale, di pagare le tasse e quello della pubblica amministrazione di onorare puntualmente i propri debiti».

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