"Abolire i finanziamenti ai partiti è stato un errore drammatico"

Alfano, Bersani e Casini, ovvero i leader di Pdl, Pd e Udc, mettono nero su bianco il loro 'no' a cancellare del tutto il contributo che lo Stato dà alla politica. Con una presa di posizione destinata a fare rumore

ROMA. Abolire il finanziamento pubblico ai partiti? "Un errore drammatico". 'Abc', ovvero i leader di Pdl, Pd e Udc, mettono nero su bianco il loro 'no' a cancellare del tutto il contributo che lo Stato dà alla politica. Con una presa di posizione destinata a fare rumore e alimentare il fuoco dell'antipolitica. Ne è convinto Antonio Di Pietro: "I cittadini arriveranno coi forconi". Ma intanto avanza Beppe Grillo, con il suo Movimento 5 Stelle. Urla che i partiti "ci stanno suicidando" e si prepara a erodere consensi elettorali. "Cancellare del tutto i finanziamenti pubblici ai partiti - già drasticamente tagliati dalle manovre 2010-2011 - sarebbe un errore drammatico, che punirebbe tutti allo stesso modo (compreso chi ha rispettato le regole) e metterebbe la politica nelle mani delle lobby". Lo scrivono Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini nella relazione alla loro proposta di legge sulla trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti. Questo non vuol dire che non ci possa essere spazio, sottolinea il Pd, per "ridurre ulteriormente il finanziamento pubblico".



Anzi, il partito di Bersani, che ne parlerà domani (17 aprile) nella segreteria, è pronto a "discutere da subito una riforma di sistema". Ma per ora il discorso è rimandato alla legge attuativa dell'art. 49 della Costituzione, attesa in Aula a maggio (conterrà "regole di democraticità" invocate da Giorgio Napolitano, insieme a "meccanismi corretti e misurati di finanziamento", scrivono 'Abc').


Ma chi chiede di intervenire da subito sui rimborsi elettorali non si accontenta. Anche perché certe cifre fanno impressione: i Radicali ricordano che, in barba al referendum abrogativo del '93, dal '94 ad oggi le forze politiche hanno intascato 2,3 miliardi di rimborsi, a fronte di spese per 580 milioni. E allora se Casini afferma che la politica "non vive senza un contributo forte" dello Stato, dal Terzo polo Francesco Rutelli (Api) invoca un "taglio drastico" e Fli prende le distanze da 'Abc' (sarebbe "immorale non ridurre i finanziamenti almeno del 50%", dice Italo Bocchino). Intanto, la maggioranza prova ad accelerare sulle nuove norme su trasparenza dei bilanci (con l'istituzione di una commissione di controllo). Gianfranco Fini ha chiesto l'esame in sede legislativa del testo firmato 'Abc'.


E domani (17 aprile) in Aula alla Camera si voterà su questo. Con il rischio che la Lega (59 deputati) con qualche altro parlamentare raggiunga la quota di 1/10 di deputati, necessaria a opporsi all'approvazione in commissione. Sono in bilico i sei Radicali, che condizionano il loro sì all'emendabilità del testo e alla diretta tv. Le proposte di 'Abc' sono comunque una "presa in giro", secondo Di Pietro, che prevede: "Se si continua così i cittadini arriveranno con i forconi". Ma è a Beppe Grillo che i partiti guardano con più preoccupazione. Alle sue Cinque Stelle alcuni sondaggi consegnano infatti il ruolo di terzo partito italiano, dopo Pd e Pdl. Dando così forza all'opera da Grillo avviata di demolizione del sistema dei partiti. Sono "oltre la vergogna", tuona il blogger dal palco di un comizio a Cesano Maderno (Monza).


"Se non vogliono i rimborsi basta che prendano il libretto degli assegni e ridiano indietro i soldi che hanno derubato in 5. Noi avevamo diritto a 1,7 milioni, ma li abbiamo lasciati perché non prendiamo refurtiva". E ancora: "Se pagassimo tutti le tasse non cambierebbe nulla perché ruberebbero il doppio". E pure contro Napolitano: "Se gli islandesi lo avessero avuto come presidente, sarebbero morti di debiti". Ma guai a chiamarla antipolitica. Se Massimo D'Alema definisce Grillo "un impasto tra il primo Bossi e il Gabibbo", i consiglieri regionali grillini fanno spallucce: "Siamo la politica con la 'P' maiuscola, perché lavoriamo 'a progetto' per i cittadini: 2 mandati e poi a casa, senza prendere finanziamenti pubblici", dice il piemontese Davide Bono.

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