Sicilia, Cultura

Dal vecchio al nuovo millennio: gli ultimi 30 anni della nostra storia

Giovedì il quarto e ultimo volume dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia e del Giornale di Sicilia. Articoli e foto dalle stragi alla globalizzazione

PALERMO. Sono gli ultimi trent’anni della nostra recente storia ma sono bastati per mutare un mondo che era rimasto imbalsamato per troppo tempo. In termini storici non è neppure soffio, ma è servito per dire addio al peggio di quanto prodotto nel Novecento. Non è stato indolore, anzi. Il crollo del comunismo, gli anni bui delle stragi mafiose e perfino la globalizzazione sono stati processi che hanno pesato su tutti noi. Sono gli anni che ripercorriamo nell’ultimo dei quattro volumi dedicati a «La nostra storia, la vostra storia» che sarà in edicola giovedì prossimo gratuitamente con il Giornale di Sicilia. Un libro che si compone di sette sezioni.


Perché oltre a quelle già note ai nostri lettori (politica, cultura, economia, cronaca e costume, cultura e sport) abbiamo anche voluto guardare al futuro dell’informazione con tre interviste ai massimi esperti del settore. Non solo, ma questa volta le sezioni curate da Laura Anello, Francesco Deliziosi, Lelio Cusimano, Antonella Filippi, Delia Parrinello e Guido Fiorito, sono precedute da interviste con alcuni dei protagonisti di questi anni. Come nel caso del procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso. Testimone di come la mafia, negli anni Ottanta e Novanta, crebbe a dismisura fino a diventare Antistato. Un potere politico, economico e sociale che sembrava inarrestabile. Anche dopo la celebrazione del maxi processo. Un Antistato che è arrivato a fare la guerra allo Stato con le stragi di Capaci, via D'Amelio e le bombe del ’93, o uccidendo Salvo Lima. Il momento peggiore, non solo per la Sicilia. Eppure, lì ebbe inizio la svolta. Quella vera. Palermo si ribellò, la Sicilia si ribellò. Iniziò lì, il lento ma inesorabile cambiamento che portò, prima all'arresto di tutti i capi di Cosa nostra, ed oggi alla rivolta degli industriali e dei tanti giovani di Addiopizzo che urlano di non volere più nulla a che fare con pizzini, omertà e complicità. Non è poco, è una svolta. La storia a venire dirà quanto sia profonda, quanto dovrà essere ancora puntellata. Certo è, però, che la mafia siciliana non è più invincibile.



Come non lo è più quell'Armata Rossa che per molti decenni ha tenuto bloccata la vita politica e sociale del mondo. Spazzata via, con tutti i suoi falsi ideologismi, dalla caduta del Muro di Berlino: l'evento che ha davvero cambiato la storia nell'ultimo scorcio del Novecento. Inaspettato ma non inatteso. Una violenta cascata che si è abbattutta anche in Italia. Su quei partiti che avevano costruito ogni loro passo schierandosi da una o dall'altra parte. Finito il mondo bipolare, non avevano più senso, cominciarono a sgretolarsi ma il colpo finale arrivò con l'inchiesta di Tangentopoli che mise a nude le miserie e le ruberie di tutti i partiti.


Al di là dei giudizi politici sull'inchiesta, resta la storia. E il giudizio è impietoso. Visto anche cosa sta accadendo in questi giorni. Da quell'ondata di sdegno furono travolti la Dc, il Psi, il Pri, il Psdi, il Pci. Oggi, alcuni di questi si sono sparpagliati andando anche in direzioni opposte. Mutamenti che hanno aperto una nuova stagione politica. L'avvento di Forza Italia e di Silvio Berlusconi, la nascita dell'Ulivo e dei governi Prodi. Un alternarsi che in questi ultimi vent’anni ha, di fatto, bloccato la politica italiana in un bipolarismo imperfetto, sempre in magmatica evoluzione. Con poli che si spaccano, si ricompongono e si sfilacciano nuovamente. Dal ribaltone all'arrivo dei tecnici di Monti: maggioranze che si mischiano fino al punto di mettere insieme perfino gli avversari. Frutto di una crisi economica che è arrivata da Oltreoceano con l'aprirsi del nuovo secolo. Ancora oggi se ne pagano le conseguenze, ancora oggi la tempesta abbattutasi per le sciagurate scelte della finanza mondiale, non si è placata.



In mezzo a tutto questo, la Sicilia ha visto aprirsi momenti di speranza e di nuovi anni incerti, se non bui. Anche sotto il profilo economico. Fallito il sogno industriale, di un'agricoltura al passo coi tempi, un turismo efficiente, l’Isola resta al palo e vede svanire molte realtà imprenditoriali. La Sicilia però, è stata anche altro: il risveglio culturale che va da Sciascia a Tornatore e che continua a dare buoni frutti. Così come, di risveglio si può parlare anche per lo sport: dalle medaglie olimpiche alla serie «A» conquistata nel calcio da Palermo, Catania e Messina. Luci e ombre raccontate anche da noi del Giornale di Sicilia. Con questo quarto libro, si chiude un viaggio durato 150 anni. Non è stata solo una cavalcata nella memoria, un «come eravamo» seppur sintetico. Ma un guardarsi allo specchio, senza remore e reticenze. Nel bene e nel male, orgogliosi di essere siciliani.

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