Palermo, eredita il morbo della Mucca Pazza: da 15 mesi attende l'indennità

Andrea Maggio a soli 49 anni è affetto dalla malattia di Creutzfeldt-Jacob. Accudito a tempo pieno dalla moglie, Maria Di Maio, che in questo modo è impossibilitata a lavorare, ormai ha una demenza in stato avanzato: non parla, non si muove e non può nutrirsi autonomamente: "Da soli non ce la possiamo fare"

PALERMO. Un malato terminale attende da più di un anno di avere riconosciuta la sua invalidità. Si tratta di Andrea Maggio, che a soli 49 anni è affetto dalla malattia di Creutzfeldt-Jacob, meglio conosciuta, in una delle sue varianti, recentemente scoperta, come sindrome della «mucca pazza».



Si tratta di una patologia neurodegenerativa molto grave che conduce, in brevissimo tempo, alla morte, e che colpisce, in media, un soggetto su un milione. La malattia di Andrea è ereditaria e quindi non derivata da carne infetta: le sue due sorelle sono morte molto giovani per la stessa affezione. Accudito a tempo pieno dalla moglie, Maria Di Maio, che in questo modo è impossibilitata a lavorare, ormai ha una demenza in stato avanzato: non parla, non si muove e non può nutrirsi autonomamente. «Da tempo - spiega la signora Di Maio - mio marito si è aggravato. Io cerco di fare quello che posso, ma ormai non risponde più agli stimoli. Tra l'altro, avrebbe bisogno dell'attrezzatura necessaria per poterlo assistere, come un letto ed una sedia speciali. Ma finché non gli viene riconosciuta l'invalidità non abbiamo diritto a nessun tipo di sostegno».



La lunga attesa dei due coniugi comincia il 30 gennaio 2011, quando inoltrano la richiesta all'Inps. Il 6 giugno Andrea Maggio passa la prima visita presso la commissione medica dell'Asp. «Da allora non abbiamo avuto più nessuna notizia», spiega la moglie. Insomma, quindici mesi di attesa per un malato che, secondo i dati forniti dalle statistiche, non dovrebbe sopravvivere per più di un anno dalla manifestazione dei sintomi.
La colpa, in questo caso, è della mancanza di sinergia tra le commissioni mediche dell'Asp e quelle dell'Inps, come spesso ha spiegato il presidente provinciale dell’istituto, Francesco Gioia. Dal primo gennaio 2010, infatti, una nuova legge ha sancito il passaggio al sistema telematico per quanto riguarda il trattamento delle pratiche di invalidità. Ma l'utilizzo del nuovo sistema non viene correttamente effettuato nel cento per cento dei casi e, così, una parte dei verbali che dovrebbero essere trasmessi dalle Asp alle commissioni mediche dell'istituto di previdenza, per accertare la diagnosi formulata, vengono inviati in forma cartacea, richiedendo così tempi molto più lunghi per essere esaminati.


E il meccanismo si inceppa. «Contatterò subito - ha annunciato ieri mattina ai microfoni di "Ditelo a Rgs, Saverio D'aleo, direttore dell'agenzia interna dell'Inps - il nostro centro medico legale, per assicurarmi che sia stata disposta la seconda visita, in modo da arrivare, in tempi brevi, alla liquidazione del sussidio che, nel caso del signor Maggio, prevede la pensione per l'invalidità del 100 per cento, più l'indennità di accompagnamento». Chissà se arriverà in tempo. «Io so che non c'è più nulla da fare per mio marito, - spiega Maria di Maio -, ma almeno vorrei essere messa in grado di poterlo accudire pienamente finché sarà accanto a me».

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