Bossi: chiedo scusa per i figli

Il Senatur si rivolge alla base della Lega Nord e al contempo grida al complotto contro il Carroccio. “I miei figli? Li ho rovinati io”

BERGAMO. Umberto Bossi si scusa con la base della Lega Nord per i "danni fatti" la partito da chi porta il suo nome, quindi si scusa per i figli. E al contempo grida al "complotto" contro il Carroccio convinto di una rapida ripartenza con un partito unito.    
Nella cornice della manifestazione dell'orgoglio leghista il senatur sigla un nuovo patto con Bobo Maroni (rimarcato plasticamente da una lunga stretta di mano e da un doppio bacio sulla guancia tra i due) che annuncia l'anticipazione del congresso federale a giugno per individuare una "guida forte".    
A Bergamo la platea è calda e non fa sconti. Chiede le “espulsioni”, grida “chi non salta Rosy Mauro è” e non esita a fischiare quando l'Umberto fa nomi che non vogliono sentire: l'ex tesoriere Francesco Belsito ma anche i figli del senatur. "Mi dispiace anche per i miei figli, li ho rovinati io - ha detto Bossi -, dovevo fare come Berlusconi mandarli a studiare all'estero, mandarli via per salvarli. Mi piange il cuore". Un mea culpa che arriva nel giorno in cui Renzo ha rassegnato ufficialmente le dimissioni dal Consiglio regionale. Si è commosso il guerriero e ha provato a difendersi e attaccare insieme. Ha raccontato dell'arrivo di Belsito quando l'allora tesoriere Maurizio Balocchi era malato. E poi ha raccontato dei dubbi sugli investimenti. "Andai a dirgli 'sei matto'" a investire a Cipro "dove investe la mafia", ha aggiunto. Però quando ha parlato di "complotto" circa le inchieste giudiziarie sono partiti i fischi. Invece tutti si sono infiammati quando ha parlato di unità perché "la lega perde solo quando si divide - ha ripetuto il senatur -. Se siamo uniti non c'é santo che tenga". "La cosa principale che dobbiamo decidere questa sera - ha aggiunto - è  un giuramento su chi deve dirigere la Lega, perché non ci siano più discussioni né divisioni".
A giudicare dalla platea in pole position c'é, e di gran lunga, Roberto Maroni. Chi si aspettava una vera incoronazione stasera è rimasto deluso. Ma comunque non dovrà aspettare molto: il congresso federale per scegliere il nuovo segretario, che inizialmente si pensava di svolgere a ottobre, sarà, appunto, anticipato a giugno, dopo i congressi nazionali, "per dare una guida salda e forte - ha detto l'ex ministro dell'Interno - al movimento". E' stato proprio lui a parlare a nome dei triumviri che reggono il partito da quando Bossi si è dimesso da segretario (oltre a Maroni, Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago). E ha ripetuto il suo slogan: pulizia che però non vuol dire epurazioni. "Chi sbaglia paga - ha sottolineato - ma nessuna caccia alle streghe. Però dobbiamo finirla con complotti e cerchi magici". D'altronde ha ricordato che lui stesso avrebbe motivi di rancore, dato che 15 anni fa è stato "oggetto di un tentativo di espulsione". Questa volta però delle espulsioni ci saranno: giovedì prossimo al congresso federale quella dell'ex tesoriere Francesco Belsito. E poi c'é la questione Rosy Mauro, la vicepresidente del Senato che rifiuta di dimettersi e che la base vede a dir poco come il fumo negli occhi. "Ci penserà la Lega a dimetterla" ha promesso aggiungendo che "così finalmente forse potremo avere un sindacato padano vero". Chi Maroni è stato attento a non accusare mai è Umberto Bossi. "Non c'entra - lo ha difeso - ma ha fatto un gesto di grande dignità". Adesso, a partire da stasera si va avanti, ad esempio dando i soldi alle sezioni del partito. "Possiamo farcela", è convinto Maroni, se c'é "pulizia e unità, senza polemiche fra noi. Chi rompe le balle, fuori dalle balle".

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