Manifesti e slogan elettorali, ecco gli esperti dei candidati

Ogni aspirante sindaco si è affidato ad un consulente per la comunicazione. Nelle strategie c’è chi punta sulle parole inglesi e chi invece sceglie solo frasi ad effetto

PALERMO. Nelle loro conversazioni impazzano le parole inglesi come strategist, spin doctor, merchandising, blogger, solver problem, media team. Pensano al colore dei manifesti, alle frasi ad effetto, a qualche slogan. Magari qualcuno di loro abbozza anche i discorsi. O provvede a far rifare le foto. E sono prodighi di consigli. Ecco i curatori dell’immagine dei candidati a sindaco. L’ultimo ad essere ingaggiato in termini di tempo è Maurizio Scaglione. Pubblicitario molto noto in città ed esperto in comunicazione, Scaglione è il consulente per l’immagine di Fabrizio Ferrandelli. Attacca: «Approvo la scelta di Ferrandelli di non marcare i riferimenti di partito, credo che oggi un candidato credibile non ne abbia bisogno. E secondo me ha già azzeccato la campagna di manifesti con lui al centro tra tanti volti, noti e meno noti. Ancora meglio quello che andrà a fare nei prossimi giorni. Una sorta di “campagna elettorale da marciapiede”. La città divisa in 27 zone e lui, Fabrizio, che incontra la gente in ognuno di questi rioni, per ascoltare e per illustrare le sue idee, sempre in presenza dei candidati alle circoscrizioni del territorio e di quelli al Consiglio di alcune delle liste che lo sostengono. Quattro quartieri al giorno e ogni quartiere visitato per tre volte da qui al 6 maggio. Vivibilità e lavoro sono le parole più importanti da pronunciare e spiegare agli elettori». L’agenda di Leoluca Orlando è affidata a un vasto staff di collaboratori. Per la comunicazione invece ci pensa Carlo Ramo dell’agenzia Strategica. Suoi i manifesti (che di fatto sono già finiti perché a meno di 30 giorni dal voto non si possono fare più affissioni), sua l’idea della frase «lo sa fare». Ricorrendo ai nomi con cui Orlando è conosciuto: Luca, Leoluca o il professore. «È un richiamo evidente alla sua esperienza di sindaco — spiega Ramo —. Non solo perché ha saputo fare l’amministratore di questa città ma anche perché la frase contiene un’ammissione di responsabilità e di capacità per il futuro. D’altra parte cosa fai quando sei in un mare agitato come quello che sta vivendo Palermo? Ti affidi ad uno che sa portare la nave in porto». E poi la speranza che «il voto disgiunto porti molti voti a Orlando, il brand più noto di questa campagna elettorale». L’inventore della o gigante con l’accento per Alessandro Aricò è Sergio Capraro che, assieme a Marcello Cavalli, è il titolare dell’agenzia Temporeale. «Ci piaceva creare un segno riconoscibile. E ci sembra un’idea riuscita, difficile non farci caso. Mentre la scelta del giallo come colore dominante l’abbiamo fatta perché ci sembrava fuori dagli schemi». Capraro è un sostenitore dell’oggettistica più svariata che porti il nome di Aricò. Ecco quindi penne, bloc notes, palloncini e così via. «Qualcuno — ammette — mi critica per questa iniziativa un po’ americana, perché in un momento di austerity bisogna contenere le spese, ma vi assicuro che non si spende molto e l’efficacia è garantita». Consigli per Aricò? «Se posso dire una cosa, lo vorrei più polemico, ma lui ha deciso di essere sobrio, mai sopra le righe, rispettoso. Però per fortuna indossa sempre cravatte gialle e orologi gialli». A collaborare con Capraro e Cavalli anche il blogger Tony Siino il patron del sito rosalio.it Giovanni Pellerito è il guru di Massimo Costa. Da 15 anni lavora con Gianfranco Miccichè. Grande Sud è uno dei partiti che sostiene Costa. «Il punto di forza di Massimo — esordisce Pellerito — è il suo programma. Niente simboli di partito, piuttosto il concetto di volontà, il senso civico, il progetto. E poi il linguaggio, diretto, senza fronzoli, spontaneo. Con lui non ho fatto altro che focalizzare alcuni punti, perché le idee le aveva ben chiare in testa. Mia la frase problem solver, perché oggi serve uno che risolva i problemi con l’approccio manageriale. Costa messianico quando parla di bene e male e di peccati e peccatori? Che male c’è? Intanto parlare di valori in una città che vive un momento difficile mi sembra appropriato. La famiglia, il rispetto per le regole, cose basilari. E poi Massimo mi ha detto: qual è il testo più conosciuto nella civiltà occidentale? La Bibbia. E come dargli torto...!». Una campagna di comunicazione artigianale è invece quella di Marianna Caronia. Lei con la sua immagine è partita prima di tutti, già ad ottobre, quando ha lanciato il sondaggio via internet sulla sua candidatura. Gli slogan, tanti. La parola «amo» intercalata tra le parole è un’idea del padre Giuseppe. Un po’ di aiuto lo ha fornito Danilo Li Muli, dell’agenzia Gomez & Mortisia, sia per la grafica che per qualche piccolo suggerimento. La Caronia tra qualche giorno partirà anche con uno spot tv da un minuto. Il suo volto, le sue parole e tanti bimbi a raffigurare il futuro.

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