Rimborsi elettorali, speso solo un quinto dei fondi

Dei finanziamenti ottenuti dallo Stato una larga parte resterebbe nelle casse dei partiti. Di Pietro annuncia un referendum per cambiare rotta. Bersani e Casini: subito una legge. Il Pdl: più controlli

ROMA. I partiti spendono un quinto dei rimborsi elettorali che ricevono dallo Stato. Per le tornate elettorali dal 1994 al 2008 oltre 2 miliardi e 253 milioni di euro, mentre il voto del 2008 è costato alle casse statali più di 500 milioni di euro. Ma i partiti hanno sostenuto spese accertate di circa 110 milioni, ovvero poco più di un quinto. La differenza, dunque, sarebbe rimasta nelle loro casse.
Intanto, anche anche nel giorno di Pasqua a Roma si discute di finanziamenti ai partiti. Forte la presa di posizione di Idv che annuncia di voler raccogliere firme per una legge che li elimini. E' quanto scrive nel suo blog Antonio Di Pietro. "Quest'anno - sostiene - ci vuole coraggio per augurare buona Pasqua. Come facciamo noi italiani a sperare e ad avere fiducia?. Viviamo uno dei momento più difficili nella storia della nostra Repubblica, la crisi ha precipitato nella miseria e nella paura milioni di persone, ha messo in ginocchio le aziende oneste, soprattutto quelle piccole e medie. La corruzione non è mai stata così diffusa. La sostanza della democrazia non è mai stata tradita così sfacciatamente".
Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, fa invece sapere che "il Pdl si farà carico in Parlamento di avanzare con immediatezza efficaci proposte per garantire severi controlli sui costi dei partiti".
Secondo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani bisognerebbe fare "un progetto di legge con quattro articoli, che abbia una corsia ultrapreferenziale. Non escludo che ci si possa avvalere di uno strumento straordinario come il decreto. In pochi mesi dobbiamo arrivare a una soluzione", dice in un'intervista al Corriere della Sera. Per il leader del Pd arrivare a una legge nei prossimi mesi é fattibile. Sul caso interviene anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che attraverso le colonne del Messaggero si dice d'accordo con Bersani e Alfano sulla "necessità impellente di varare misure stringenti. Il ministro Severino ha tutti gli elementi per agire sul provvedimento anti-corruzione. A questo punto si inseriscano lì le nuove norme sulla trasparenza dei bilanci dei partiti".  

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