Beni per 13 milioni sequestrati a imprenditore palermitano

Nel mirino Salvatore Cataldo, 63 anni, ritenuto appartenente alla cosca mafiosa di Carini. Il suo coinvolgimento di evidenziato dai collaboratori di giustizia, Francesco Briguglio e Gaspare Pulizzi, che hanno riferito dei suoi rapporti con i fratelli Pipitone

PALERMO. L'Ufficio misure di prevenzione-Sezione patrimoniali della questura di Palermo e il Gico della guardia di finanza hanno sequestrato beni per 13 mln all'imprenditore Salvatore Cataldo, 63 anni, di Palermo, ritenuto appartenente alla cosca mafiosa di Carini (Pa).
Il coinvolgimento di Cataldo è stato evidenziato dai collaboratori di giustizia, Francesco Briguglio e Gaspare Pulizzi, che hanno riferito dei suoi rapporti con i fratelli Pipitone, ritenuti esponenti di vertice del clan di Carini. La circostanza è stata riscontrata dalle indagini della Mobile e si sono concluse con l'operazione 'Addio pizzo 5', che ha portato al suo arresto, avvenuto il 13 dicembre 2010, insieme ad altre 62 persone. Accertato il coinvolgimento di Cataldo nelle attività estorsive, ma anche in gravi fatti di sangue.
L'uomo si sarebbe reso responsabile, secondo gli investigatori, dell'occultamento del cadavere di Giovanni Bonanno, vittima della 'lupara bianca', i cui resti vennero ritrovati nel 2008, in un terreno di pertinenza di un'impresa di costruzione che faceva capo allo stesso Cataldo. Nel 1999, invece, avrebbe nascosto i cadaveri di Antonino Failla e Giuseppe Mazzamuto, uccisi su ordine dei Lo Piccolo, proprio nell'abitazione dell'imprenditore. Tra i beni sequestrati spiccano sette aziende, quasi tutte operanti nel campo dell'edilizia, attraverso le quali, dicono gli investigatori, perseguiva interessi patrimoniali mafiosi; ma anche 27 immobili, tra cui due ville con piscina, rispettivamente di 12 e 15 vani; infine, cinque conti correnti e 19 autoveicoli.

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