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In Birmania trionfa Suu Kyi

Storica elezione per The Lady: alla leader dell’opposizione il 99% dei voti, il suo partito vince ovunque

BANGKOK. Un trionfo storico per Aung San Suu yi, e probabilmente anche per la sua 'Lega nazionale per la democrazia' (Nld): la 'Signora' birmana è stata eletta oggi in Parlamento in un voto suppletivo che - in attesa di dati ufficiali - viene già rivendicato come un largo successo dal principale partito dell'opposizione e che potrebbe convincere l'Occidente ad iniziare un processo di allentamento delle sanzioni contro il Paese.
Mentre all'esterno della sede dell'Nld a Rangoon i sostenitori erano già in festa, il movimento del premio Nobel per la Pace ha annunciato di essere in vantaggio in tutti i 44 seggi in cui ha presentato propri candidati, sui 45 totali. A Kawhmu, una cittadina rurale a due ore da Rangoon, Suu Kyi avrebbe ottenuto il 99 per cento dei voti. Per i dati definitivi servirà probabilmente aspettare alcuni giorni: dalle autorità non è arrivata ancora nessun conferma ufficiale, e la tv statale non ha praticamente coperto la giornata elettorale nelle sue trasmissioni.
Prima di rivendicare il successo, durante la giornata l'opposizione aveva denunciato irregolarità diffuse: elettori respinti perché non registrati, schede con un segno di cera che rendeva difficoltoso o a volte impossibile votare per l'Nld, presenza di funzionari del regime nei seggi. Secondo gli oltre 100 osservatori stranieri giunti nel Paese su invito (seppur all'ultimo minuto) del governo, le irregolarità sarebbero tuttavia dovute più all'inesperienza che alla cattiva fede.
Sarà da vedere anche l'atteggiamento che terrà Suu Kyi – sul cui ruolo la popolazione ha aspettative quasi esagerate – una volta entrata in Parlamento. In campagna elettorale ha rimarcato la necessità di cambiare la Costituzione, che garantisce ai militari il 25 per cento dei seggi. Pochi giorni dopo, il capo delle forze armate, generale Min Aung Hlaing, ha risposto impegnandosi a difendere la Carta: se la 'Signora' intende spingere sull'argomento prima delle elezioni del 2015, future tensioni sono garantite. Finora Suu Kyi ha inoltre sempre negato la sua disponibilità riguardo le voci su un suo possibile incarico di governo.
Un successo forte della Nld, anche in caso di irregolarità minori, potrebbe inoltre fornire agli Usa e alla Ue una ragione in più per la rimozione delle sanzioni, anche se altri criteri - come la liberazione di tutti i prigionieri politici e la pace con i vari gruppi etnici - non sono ancora stati soddisfatti. E' probabile che il dibattito a Washington e Bruxelles si riaprirà presto, tra chi rimarca il segnale positivo del voto e quelli secondo cui tutto ciò non sarebbe accaduto senza la pressione delle sanzioni. E' abbastanza chiaro che si sta formando un consenso verso la rimozione, anche per contenere l'influenza cinese nella regione. Ma per arrivarci, bisognerà prima ascoltare il parere della deputata Suu Kyi.

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