"Così i boss sostennero elettoralmente Lombardo"

Le motivazioni del Gip di Catania Luigi Barone nel provvedimento con cui ieri ha disposto l'imputazione coatta del presidente della Regione Siciliana e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa, per concorso esterno in associazione mafiosa

PALERMO. E' da escludere che per 10 anni Cosa nostra ha investito su un partito, il Mpa, sul suo leader e su suo fratello, accettando, dopo ogni competizione, di ricevere nulla in cambio e continuando a stipulare ancora accordi nelle successive elezioni. Lo sostiene il Gip di Catania Luigi Barone nel provvedimento con cui ieri ha disposto l'imputazione coatta del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e di suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa, per concorso esterno in associazione mafiosa.


A sostegno della sua tesi il giudice cita la deposizione del pentito Maurizio Di Gati, reggente di Cosa nostra nell'Agrigentino dal 2000 al 2002, già nota perchè agli atti dell'inchiesta Iblis, che ha rivelato come l'ordine era quello di votare Mpa, considerato «partito emergente» al quale «ci si poteva rivolgere per gli appalti e per quello che si aveva bisogno». «Loro venivano - ha spiegato Di Gati - e noi gli davamo i voti, prima però stabilivamo quello che ci interessava e loro si impegnavano a farcelo avere».


Le dichiarazioni di Di Gati sono state contestate dalla difesa di Raffaele Lombardo nel processo per reato elettorale in corso sempre a Catania: «Il collaborante - ha detto l'avvocato Guido Ziccone - parla per cose apprese da altri e colloca l'appoggio al Mpa fra il 2001 e il 2006, ma il Movimento per l'automia è stato fondato nel 2005».


La 'fiducià per il Gip Barone è fondamentale, come dimostra l'appoggio tolto dal boss Di Dio dopo che Lombardo si rifiuta di incontrare suo figlio. E il pentito Antonio Sturiale racconta di avere appreso de relato che Angelo Lombardo sarebbe stato bastonato perchè non aveva fatto fronte agli impegni presi con il clan Santapaola nelle elezioni regionali del 2008.


Un altro collaboratore, Gaetano D'Aquino, sostiene che Angelo e Raffaele Lombardo avrebbero avuto l'appoggio del boss Enzo Aiello, rappresentante provinciale di Cosa nostra, ma il governatore si sarebbe poi 'perso di vistà, e accusava: 'stu curnutu scumpariù (questo cornuto è scomparso). In una intercettazione dei carabinieri lo stesso Aiello sostiene che ai Lombardo, durante la campagna elettorale, 'ci resi i soddi nostrì (gli ho dato i nostri soldi).   Secondo il Gip appare scarsamente ipotizzabile che se fossero
venuti meno sistematicamente gli impegni presi nel decennale scambio patto elettorale Cosa nostra avrebbe continuato a appoggiare i Lombardo.


«Gli elementi sin qui esaminati e le relative considerazioni svolte - conclude il Gip Luigi Barone - offrono, dunque, a questo decidente, un ulteriore elemento indiziario, che
indubbiamente dovrà essere approfondito nel corso dell'istruttoria dibattimentale, ma che presenta, allo stato, una pregnanza tale da non consentire, 'ex sè, l'archiviazione
del procedimento».

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