Rizzuto, la sua calma e la mia paura di cadere

Giovanni Rizzuto per me nacque tredici anni fa, quando per la prima volta entrai al Giornale di Sicilia e per la prima volta lo vidi. Non sapevo bene chi fosse, ma aveva la stanza più grande e questo particolare, soprattutto le prime volte che passavo da lì, mi induceva a rallentare il passo e a cercare il suo sguardo per farmi notare.
Per me, dunque, nacque tredici anni fa, ma sono certo che continuerà ad accompagnarmi ancora a lungo. Perché oggi più che mai, associo il nome di Giovanni Rizzuto ad alcuni piccoli episodi che ricordo con intensità per il loro peso emotivo. Ecco perchè Giovanni Rizzuto è per me tante cose: è la mia prima volta da redattore di prima pagina, è il suo rimprovero per avergli dato del lei, è la sua calma quando a mezzanotte un aliscafo si schiantò al porto di Trapani e c’erano pochi minuti per rifare un pezzo di giornale, ma è anche un paio di lunghe gambe che penzolavano durante un breve tragitto sul mio motorino, in equilibrio precario tra le auto e la mia preoccupazione: se cadiamo – pensavo ad ogni curva  – sono fregato!

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