Palermo, aumento delle tasse: il Comune si ribella

Migliaia di licenziamenti nelle aziende della città, ricavi effimeri, diminuzione del gettito e aumento dell'evasione. È il drammatico quadro prospettato dalla Camera di commercio all'indomani della delibera del commissario Latella per aumentare tariffe Tosap e Icp

PALERMO. Migliaia di licenziamenti nelle aziende della città, ricavi effimeri per la casse comunali, diminuzione del gettito e aumento dell'evasione. È il drammatico quadro prospettato dalla Camera di commercio all'indomani della delibera del commissario Latella per aumentare tariffe Tosap e Icp (la tassa per l'occupazione di suolo e spazi pubblici e l'imposta sulla pubblicità e affissioni), che si lega a una richiesta di sospensione del provvedimento e a una domanda forte dal mondo delle attività produttive: «Perché scaricare il disavanzo di bilancio su imprese e contribuenti e non decretare il dissesto dell'amministrazione?».



«Mi rendo conto - dice Roberto Helg, presidente della Camera di commercio - che si tenta di raschiare il fondo del barile, peraltro solo per tamponare emergenze senza risolvere problemi che vanno affrontati in maniera diversa, ma le aziende in questa città non riescono più a sopravvivere: le nuove imposte si tradurranno in migliaia di licenziamenti nei prossimi mesi. Mi dispiace, ma non condivido la posizione del commissario Latella e la preoccupazione si estende anche alle nuove imposte e aumenti paventati che il consiglio comunale dovrebbe esaminare e varare nei prossimi giorni».



«Il provvedimento, poco opportuno anche perché retroattivo - aggiunge Alessandro Albanese, vicepresidente della Camera di Commercio e presidente di Confindustria Palermo - cerca, ancora una volta, di scaricare sulle spalle delle imprese palermitane il debito e il costo di un'amministrazione comunale sproporzionata e inefficiente. E i ricavi che l'amministrazione otterrà saranno effimeri poiché, così come è avvenuto in altre città, determineranno una diminuzione del gettito e un aumento dell'evasione. Ci domandiamo perché, invece di scaricare il disavanzo del bilancio comunale sulle imprese cittadine e sui contribuenti, il Commissario non decreti lo stato di dissesto dell'amministrazione, così si mandano in tribunale i libri delle municipalizzate».


E poi c'è lo spauracchio della diaspora economica: «Continuando di questo passo si avvierà un esodo di molte imprese palermitane verso altri comuni siciliani, o ancor peggio di altre parti d'Italia, che richiedono tributi inferiori - sostengono sia Helg sia Albanese -. Palermo, così, diventa ogni giorno una città sempre meno competitiva: è un paradosso penalizzare ulteriormente l'unica parte del tessuto sociale che ancora produce un reddito vero».


L'invito è dunque quello di ritirare i provvedimenti adottati e varare un programma di ripianamento del debito comunale «che passi attraverso scelte organiche, opportune e che prevedano prioritariamente il taglio di costi e settori della pubblica amministrazione che notoriamente sono improduttivi e causa primaria del dissesto in cui versa l'amministrazione comunale».

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