Termovalorizzatori, la procura chiede il fallimento

L'azienda, i cui soci di maggioranza sono il gruppo Falck e l'Amia, partecipata del Comune, ha debiti per oltre 44 milioni di euro ed è in stato di insolvenza. Al crack economico si aggiunge un'inchiesta per falsi in bilancio che sarebbero stati commessi dagli ex amministratori

PALERMO. La Procura di Palermo ha chiesto il fallimento della Pea, la società che avrebbe dovuto realizzare uno dei termovalorizzatori progettati per risolvere l'emergenza rifiuti in Sicilia. L'azienda, i cui soci di maggioranza sono il gruppo Falck e l'Amia, partecipata del Comune, ha debiti per oltre 44 milioni di euro ed è in stato di insolvenza. Al crack economico si aggiunge un'inchiesta per falsi in bilancio che sarebbero stati commessi dagli ex amministratori, coordinata dal pm Geri Ferrara. Sette gli indagati tra i quali Orazio Colimberti, ex direttore generale dell'Amia già condannato a due anni e 6 mesi per falso in bilancio e false comunicazioni sociali.


La Pea nasce dall'associazione temporanea di imprese che, nel 2004, vinse la gara e si aggiudicò la convenzione con la Regione per la costruzione dell'impianto di smaltimento dei rifiuti a Bellolampo. Ma nel 2007 la corte di Giustizia Europea annullò la gara per difetto di pubblicità. Nel 2009 il nuovo bando che, però, andò deserto. Nel 2010 la Pea, che aveva esaurito il suo scopo, venne messa in liquidazione.


In 6 anni l'unica opera realizzata dalla società, a fronte di oltre 44 milioni di euro spesi per studi di progettazione e consulenze legali, è stato lo sbancamento dell'area destinata
al termovalorizzatore mai costruito. La Procura, ora, oltre a chiedere il fallimento della
società, contesta agli ex amministratori - nel frattempo sostituiti dai liquidatori - la «redazione di bilanci non veritieri e la sostanziale inattendibilità delle scritture contabili a partire dal 2004 e fino all'ultimo bilancio approvato che è del 2009».


A fare le spese dell'enorme voragine nelle casse della Pea, per i magistrati, sarebbe  soprattutto l'Amia, la municipalizzata che gestisce i rifiuti in città già sull'orlo del crack e in amministrazione straordinaria. Sull'Amia, controllata dal Comune al 100 per cento, sono ricaduti i maggiori oneri finanziari della gestione della Pea: agli oltre 12 milioni e 500mila euro sborsati per le consulenze si aggiunge infatti la mancata riscossione di crediti per 10 milioni ai quali l'Amia ha rinunciato per non aggravare le condizioni della società.

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