Un appello alla città "illegale"

PALERMO. La «Palermo senza», oggi anche senza sindaco e in attesa che dal circo pazzo della politica vengano fuori programmi e proposte e non solo mitragliate di candidature più o meno improbabili, conquista ogni giorno nuove frontiere di inefficienza e inciviltà. Che questo quotidiano da tempo ormai registra, assieme all’indolenza del cittadino menefreghista, all’attendismo della burocrazia impantanata in se stessa e alla colpevole impotenza dell’amministratore di turno. In un continuo deja vù che sconforta e amareggia. Ma davanti al quale non ci arrendiamo.



Via Ruffo di Calabria è il serpentone d’asfalto che da Baida conduce su fino a San Martino delle Scale, uno dei balconi verdi della martoriata Conca d’oro. Ma è anche altro: un indecoroso avamposto del malvezzo tutto palermitano di scambiare strade e marciapiedi per enormi immondezzai. Luoghi dove liberarsi senza alcuna remora di ogni tipo di spazzatura, trasformandoli in discariche abusive. Abbiamo più volte chiesto e sollecitato, qui come altrove, l’attivazione di sistemi di videocontrollo che potessero scoraggiare gli abusi o pescare gli abusivi. Qui come altrove le telecamere sono arrivate. Qui come altrove le telecamere hanno quasi subito smesso di funzionare. Qui come altrove le discariche sono rimaste.



La circostanza non può che indurci ancora una volta a un’amara riflessione: non esiste regola senza un adeguato meccanismo di controlli che ne garantisca il rispetto. Vale per le discariche, ma vale anche per le auto in doppia fila e gli ambulanti senza licenza, per i motorini che riempiono le ville e sfrecciano senza regole tra camion e automobili, per gli atti vandalici nelle scuole e per la mai debellata cementificazione selvaggia del territorio. Lungi dal voler auspicare uno stato di polizia (anche se in alcuni estremi casi l’assistenza dell’esercito, come più volte ipotizzato in passato, non sarebbe utopia), non possiamo che notare come affidarsi al buon senso civico del singolo cittadino è ormai partita persa, triste ma assodato teorema.



Se l’Amia arranca e non pulisce del tutto, se l’Amat non garantisce corse regolari e orari certi per i suoi bus, se commercianti e ambulanti regolari subiscono cali perentori dei propri affari, se i soldi per le continue manutenzioni di scuole e uffici sotto attacco vandalico scarseggiano, non ci si può limitare ad additare nel malcostume le colpe e amen. Quelle colpe vanno combattute e battute. Che tocchi a un sindaco, a un assessore, a un prefetto o a un questore. O a tutti insieme.



La crociata contro il partito dell’illegalità, piccola o grande che sia, deve essere una priorità per chiunque abbia a cuore le sorti della città in cui vive, tanto più di chi quella città è chiamato ad amministrarla e di chi su quella città è chiamato a vigilare. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Fino a quando fra i troppi «senza» di questa Palermo dovremo continuare ad annoverare anche i controlli, abusi e inciviltá l’avranno vinta. E il resto finirebbe alla voce «chiacchiere di circostanza». fondi@gds.it

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