Champions League: Napoli eliminato

La squadra di Mazzarri perde 4 a 1 contro il Chelsea di Di Matteo, non sfruttando i due gol di vantaggio della partita d'andata. In corsa nella competizione rimane solo il Milan

NAPOLI. Fine del sogno. Il Napoli esce sconfitto (4-1) dopo i tempi supplementari allo Stamford Bridge ed è il Chelsea a qualificarsi ai quarti di finale della Champions League. Agli azzurri resta l'onore delle armi per essere stati comunque la rivelazione della rassegna europea, anche se non riescono a realizzare un risultato storico per la società e per la città che tremila tifosi partenopei, giunti a Londra, avevano a lungo pregustato. Nonostante la delusione, i sostenitori azzurri ringraziano e salutano i giocatori dagli spalti del glorioso stadio dei Blues.


È stata, comunque, una grande avventura, una cavalcata in certi momenti esaltante, anche se agli azzurri non è riuscito il colpo finale, realizzare ciò che il Napoli non era riuscito ad ottenere mai nella sua storia, neppure ai tempi di Maradona e di Careca: i quarti di finali di Champions. Gli azzurri, che al termine della fase a gironi avevano mandato a casa un'altra grande della Premier League, il Manchester City, sono costretti a soccombere davanti al Chelsea. Squadre miliardarie, società sostenute dal denaro fresco versato a fiumi da magnati e Paperoni arabi, che il 'piccolò Napoli di De Laurentiis aveva sognato di sloggiare tutte per rinnovare il mito di Davide e Golia.  Ma il Chelsea trova la zampata del leone e - al termine di una gara convulsa, piena di colpi di scena, emozionante - riesce ad eliminare un Napoli coraggioso e che, pure, si era presentato a Stamford Bridge con il vantaggio del 3-1 concretizzatosi nell'andata del San Paolo.


Evidentemente il problema dei Blues era davvero la difficoltà di Andrè Villas Boas ad entrare in sintonia con i suoi giocatori. Le due vittorie consecutive della squadra inglese, dopo la sostituzione del tecnico portoghese con Roberto Di Matteo, non erano dunque un fuoco di paglia, nè una robusta mano di cerone, passata sul viso per mascherare le ferite e nascondere l'inconsistenza di una squadra vecchia e sfiorita.


Walter Mazzarri - riportato in panchina in extremis dalla sospensiva del Tas di Losanna della sentenza del giudice sportivo dell'Uefa - si affida ai suoi titolarissimi. Lo imita Di Matteo, che ricorre ai suoi senatori Terry, Cole, Essien, Lampard e Drogba, i quali, ormai è evidente, avevano un pessimo rapporto con il precedessore Villas Boas.  Il Napoli entra bene in partita e nei primi 20 minuti di gioco le sue ripartenze veloci mettono in grossa difficoltà il Chelsea. Hamsik, Lavezzi e Cavani riescono ad affacciarsi più volte pericolosamente nell'area di rigore degli inglesi, ma gli azzurri non riescono a concretizzare la loro superiorità.


Il Chelsea non attacca a testa bassa, come ci si sarebbe aspettati, ma tenta di ragionare. Il Napoli, però, argina senza troppi affanni i tentativi degli inglesi, soprattutto per il buon funzionamento della cerniera costituita da Inler e Gargano, piazzata davanti alla difesa.  Un momento importante della partita è al 25' quando Ramires colpisce duramente Maggio ad un piede. L'esterno del Napoli stringe i denti e mentre Mazzarri è indeciso sulla sua
sostituzione, proprio Ramires fa partire da sinistra il traversone decisivo che Drogba devia di testa in rete portando in vantaggio i Blues. I quali, allo scadere del primo tempo, sfiorano il raddoppio con un rasoterra di Luiz, deviato sulla linea di porta da Cannavaro.


La ripresa, però, si apre con il gol del raddoppio dei padroni di casa ed è in questo frangente che si vede che il Napoli è una squadra vera e coraggiosa. Gli uomini di Mazzarri riescono a reagire ed a trovare il gol con Inler. A quel punto è però nuovamente necessario contenere la reazione dei Blues che si riversano in avanti e trovano su calcio di rigore il gol che riequilibra il risultato dell'andata.


I tempi supplementari, si sa, sono sempre una lotteria e quando Ivanovic trova il quarto gol si capisce che il sogno napoletano, tanto a lungo coltivato, sta per infrangersi.

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