Infiltrazioni cosche in porti Palermo e Termini

Dia sequestra beni a 4 persone per 2,5 milioni di euro

PALERMO. Una sofisticata operazione di restyling, passata attraverso una cessione societaria, non ha salvato un'azienda leader nella gestione dei servizi nei porti di Palermo e Termini Imerese dalle 'attenzionì della magistratura del capoluogo siciliano.


E così i giudici delle misure di prevenzione, sospettando che dietro la 'svendità da parte della New Port spa di due rami d'azienda ci fosse il tentativo di nascondere infiltrazioni mafiose, sono intervenuti con un provvedimento interdittivo nei confronti di tre società: una chance meno invasiva rispetto al sequestro e alla confisca, che prevede la sospensione dei responsabili delle ditte e la loro sostituzione con amministratori nominati dai giudici per sei mesi. Il tempo di capire se i sospetti che le mani della mafia si siano allungate
sul porto di Palermo è fondato o meno.


A essere interessate dalla misura sono la Portitalia spa e la Tcp, le società neonate che hanno acquistato rami della New Port pattuendo un pagamento di rate mensili in 18 anni. Una forma di contratto assai anomala che ha ulteriormente insospettito i magistrati. Ma la vicenda nasce da lontano: da quando, nel 2004, la Prefettura di Palermo cominciò a insospettirsi per la presenza nella New Port, che allora era una srl, di personaggi in odore di mafia. Soci e al tempo stesso dipendenti della ditta che pur non avendo quote particolarmente rilevanti nella società avrebbero avuto un «peso» nella vita dell'azienda derivato dalla loro «caratura» criminale.


Le attenzioni del rappresentante del Governo avrebbero indotto la New Port a cambiare forma societaria, allontanare i soci scomodi e diventare spa. Poi l'ulteriore strategia del restyling che non ha convinto gli uomini della Dia e la Procura di Palermo. E a dire della misura interdittiva nemmeno i giudici che tra sei mesi torneranno a pronunciarsi. Scaduto il tempo gli amministratori giudiziari dovranno dire cosa hanno trovato nell'azienda e eventualmente farsi da parte e restituire ai vecchi responsabili i loro incarichi o, nel caso che le collusioni vengano provate, girare la vicenda alla magistratura. Che potrebbe procedere con un sequestro


Cosa che i giudici hanno fatto anche stavolta, ma solo rispetto ai beni dei vecchi soci sospetti: nomi noti in Cosa nostra, come Girolamo Buccafusca, e meno noti visto che il
procedimento di prevenzione può riguardare anche semplici indiziati di mafia. In tutto ai quattro personaggi coinvolti sono stati sequestrati beni per 2 milioni e mezzo di euro.

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