Sicilia, Editoriali

Pomeriggio casalingo

Cummigghiatevi perché frisculia della bella. Per quanto può parere a voialtri, oggi ci sono dieci gradi. A dire la verità la temperatura massima arriva a 12 gradi ma siccome vintulia di Greo e Levante, allora a voi vi sembrerà che ce ne sono di meno: dieci al massimo. Pell’appunto.

Oggi vi svegliate che il cielo pari ca s’avissi a mentere a chianciri laxlà. Ma l’acqua non dovrebbe cadere prima dell’ora di mangiare, verso l’una. Quindi i picciriddi a scuola andateli a prendere col paracqua, non si sa mai. Di doppo pranzo l’acqua si mente a camorria e  non ci abbandona per tutto il resto della giornata coll’aggigghio che cala sino a meno di otto gradi verso le sette di sera. Accussi vi insegnate e pensare ca già vinni la primavera.

Sperate che scampa? Ma quale. Giovedì acqua per tutta la giornata, vento che firria un poco di qua e un poco di la, freddo quasi lo stesso di domani. E allora, visto che vi dovete stare dentro a suvicchiaria, e visto che si devono stare incrastati pure i picciriddi, evitate di portarli alla scherma, alla quitazione, al judo e al tennis, e guardateci i quaderni che le sorprese non mancano mai. Le maestre scrivono e quei cornutoni non è conto che vi fanno leggere mai neinte, è giusto? Allora non c’è migliore occasione di un bel pomeriggio di malotempo per potere dare na bella controllata.

I saittuna se ne inventano di tutti i colori. Una volta ci fici caso che mia figghia a nica, un fiorellino, un pasticcino, il sangue mio, insomma idda, non mi addomannava più i piccioli per la merenduccia, quando andava alla seconda media. Può essere mai che alle undici non usciva dalla scuola per ammucarisi qualche bella millefoglie o una treccina coi passoloni? Ci spiegai a sua madre di fare un’indagine attipo digos e scoprimmo la seguente.


Il nostro fiorellino, pasticcino etc etc etc aveva fatto un corso di fromazione pi ‘nsignarisi a fare la firma di tutti i patri e matri dei suoi compagni. Così a matina grapeva a putia: Giogio, sei impreparato in matematica: scrivi: cara prof. taldeitali la prego di giustificare mio figlio Giorgio a motivo  che non si potte studiare la matematica ca ci venne un sintomo e poi un pomeriggio di gomito e rovescio ca un ci potti manco a bibbitas.Io la dico così, ma idda a scrissi bella assistimata e di poi zammete!  ci mise la firma del patre di Giorgio ca pareva una pittura. Costo della prestazione 50 centesimi. Ora voi pensate che ogni giorno non c’erano almeno quattro scecchi che avevano bisogno di questo serbizio? Così ci usciva la millefoglie e la cocacola, Naturalmente ci spiegammo alla luce dei nostri occhi che quelle erano cose di chiamare il marascioallo dei carrubunieri. E per fortuna si cummincio vasinnò ora ca avi 22 anni, magari già fussi assessore alla trasparenza. Chi vriuogna…


Per merenduccia consiglio una bella torta fatta in casa. E ghiccatili sti merendine mmilinati che poi crescono tutte ciccia e brufoli ca poi fussi panza e ‘nsituna.

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