Pd, si apre la corsa alla segreteria regionale

Vinta la partita delle primarie, l’asse ex diessino Lumia-Cracolici e la corrente ex margheritina che fa capo a Genovese, Papania e Cardinale preparano l’attacco finale a Lupo

PALERMO. Chiusi i gazebo a Palermo, si apre la corsa alla segreteria regionale del Pd. Vinta, almeno fino a prova contraria, la partita delle primarie, l’asse ex diessino Lumia-Cracolici e la corrente ex margheritina che fa capo a Genovese, Papania e Cardinale preparano l’attacco finale.


È il secondo tempo del match che ha visto Fabrizio Ferrandelli battere Rita Borsellino nella corsa alla candidatura a Palermo. Ma la sconfitta della candidata proposta dal segretario Giuseppe Lupo e sostenuta da Idv e Sel allargherà i suoi effetti alla linea politica regionale del partito di Bersani. Si rafforza l’area favorevole al sostegno a Lombardo, che chiede a Lupo di dimettersi.


Sono partite già ieri le manovre per convincere Lupo a lasciare la segreteria prima che domenica si consumi un’altra conta dilaniante, questa volta su base regionale: l’assemblea del Pd chiamata a votare la mozione di sfiducia al segretario presentata da Cracolici e Genovese. Il capogruppo all’Ars ieri ha rotto gli indugi: «Sarebbe ipocrita non dire che l’esito delle primarie conferma che la valutazione fatta dal popolo del centrosinistra è diversa da quella fatta da Lupo. Lupo è intelligente e saprà valutare. Tragga le conseguenze». Il tema è quello dell’allargamento dell’alleanza al terzo polo e dunque del rafforzamento del rapporto con Lombardo per un ingresso in giunta in vista poi di un patto elettorale. Strategia che Lupo ha bocciato sostenendo la virata a sinistra.


È una frattura che arriva fino a Roma. Per il vicesegretario Enrico Letta «l’alleanza con Sel e Idv non basta, è un accordo del passato. Dopo Monti nulla è come prima». In questo clima è Beppe Lumia ad alzare il tiro, ricordando che Bersani è stato big sponsor insieme a Sergio D’Antoni della linea di ostilità al terzo polo e arrivando a ipotizzare la richiesta di dimissioni del segretario nazionale: «Bersani, Di Pietro e Vendola hanno sbagliato scelta. Riflettano».


Intanto però domenica si vota su Lupo. Il segretario ieri ha rinviato una decisione limitandosi ad attendere l’esito ufficiale della primarie e confermando che «chi vince sarà il candidato di tutti». Ma il pressing per ottenerne le dimissioni è fortissimo in queste ore. Già domenica notte a caldo D’Antoni aveva previsto che «se il risultato delle primarie verrà confermato bisognerà sedersi attorno a un tavolo prima della mozione». Per Nino Papania «si sta lavorando per evitare il voto di domenica. La soluzione ideale è la creazione di un comitato di garanzia che regga il partito fino a dopo le elezioni. In questo organismo potrebbero entrare da 3 a 5 membri ma facendo in modo che la maggioranza sia attribuita alla linea che ha vinto le primarie. È importante che si lavori da subito a una nuova linea politica». Mano tesa all’Udc e a Lombardo, che ha l’effetto anche di frenare le ambizioni di esponenti dell’area Lupo (probabilmente lo stesso Sergio D’Antoni) in vista della corsa alla presidenza della Regione nel 2013. L’area margheritina lavora da tempo per riportare Francantonio Genovese sulla poltrona di segretario avviando una nuova svolta al centro: «Dalle primarie non escono vincitori, visto che nessuno ha superato un terzo dei consensi - ha detto Genovese -. Certamente c'è però qualche sconfitto tra i vertici dei partiti, a cominciare dal Pd».


Sulla carta 188 dei 360 membri che compongono l’assemblea del Pd che voterà sulla mozione di sfiducia hanno già sposato la linea di Cracolici e Genovese. Ma il dopo primarie comporta un riassetto del partito. L’area che fa capo a Bernardo Mattarella, Tonino Russo e Mirello Crisafulli non voterà la sfiducia pur contestando il segretario, di cui auspica le dimissioni: «Non abbiamo firmato la mozione di sfiducia. Se non succedono fatti nuovi che evitino il voto, presenteremo un nostro documento che chiede una svolta radicale». Resta da valutare che posizione assumerà Davide Faraone, forte di una dote di circa 8 mila voti da «schierare» in vista della mozione.


A far scudo al segretario regionale ha provato proprio Bersani: «Le primarie non devono diventare una resa dei conti. È un risultato al foto-finish ma i problemi della Sicilia non si risolvono con le primarie». Lupo può contare ancora sull’area Marino e su Enzo Bianco. Ma il suo isolamento è fotografato dall’abbraccio nella sede elettorale di Ferrandelli a tarda notte fra Cracolici, Lumia, Cardinale, Crocetta e Apprendi: una segreteria-ombra che muove in tutt’altra direzione.

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