Un’idea per lavoro e sviluppo

La proposta: "Paghiamo una tassa mirata, un'imposta mensile su stipendi e salari superiori a 1.5o0, euro da utilizzare solo per l'occupazione

Oggi si cercano delle proposte per l’occupazione e lo sviluppo. Io un’idea ce l’avrei. Paghiamo tante tasse, ma manca un’imposta “mirata” per l’occupazione e lo sviluppo.
Basterebbe mettere un’imposta mensile, con un’aliquota del 5/6 %, su stipendi e salari superiori a 1500 euro (in tutti i settori dell’economia), da utilizzare esclusivamente per l’occupazione e di conseguenza, come vedremo, per lo sviluppo.
Facciamo un esempio nella scuola (dove io lavoro con uno stipendio mensile di 1700/1800 euro), che vede impiegati più o meno 500.000 insegnanti di ruolo (che rientrerebbero nell’operazione): togliendo circa 100 euro dallo stipendio mensile di ogni insegnante, si potrebbe inserire un nuovo insegnante (precario) ogni 14/15 insegnanti di ruolo. Significa che nel mondo della scuola avremmo un aumento dell’occupazione di 35.000 nuovi insegnanti.

Si potrebbe obiettare che:

1.      nessuno è disposto a perdere i privilegi acquisiti (ricordiamoci che oggi viviamo una situazione di emergenza: l’operazione in questione potrebbe essere solo “a tempo”, per 2 o 3 anni: il tempo necessario per “uscire” dalla crisi);

2.      siamo diventati troppo egoisti per “pensare agli altri”;

3.      non ci sarebbe “spazio” per inserire nuovi lavoratori in un settore già saturo.

Beh, gli accorgimenti per superare questi ostacoli ci sono. Si potrebbe diminuire l’orario di cattedra degli insegnanti da 18 a 16 ore settimanali. In tal modo ci sarebbe anche un “guadagno” per gli insegnanti che perdono 100 euro al mese e, secondo l’idea “lavorare meno e lavorare tutti”, aumenterebbero i posti di lavoro. Inoltre si potrebbe diminuire il numero di alunni delle classi troppo numerose che ancora oggi esistono (da 30 a 20/22 alunni per classe): si otterrebbero altre cattedre (sarebbe una contro tendenza a ciò che si sta facendo oggi che si diminuiscono le ore delle materie di studio!).
Quanto detto vale per tutti i settori e seguirebbe la regola: “chi più ha, più contribuisce”, basterebbe solo questo; non sarebbe necessaria neanche la “patrimoniale” che spaventa tanto i “ricchi”.
Passiamo allo sviluppo.
 Non c’è tanto da dire: se la gente ha più soldi in tasca, spende e l’economia va, in tutti settori. Quest’idea non dovrebbe, teoricamente, incontrare ostacoli perché: i cattolici (centro e centrodestra) seguono il comandamento “Amerai il prossimo tuo come te stesso”; i socialisti (oggi, l’area della sinistra), da sempre portano avanti la “solidarietà”, e questi sarebbero “contratti di solidarietà”, già messi in atto in alcune realtà. La destra non saprei. Quantomeno propone un intervento sociale dello Stato e mi sembra che ci siamo.

Girolamo Peralta, Paceco

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