Sicilia, Editoriali

Quando il maltempo è una scusa

Domani potete apparecchiare nel terrazzino. Fatevi fare una bella partita di scurmi allinguati dal pisciaiolo. Portateli subito a casa e annegateli in un abbagno di olio buono, un sacco di limione sprimuto, due spicchi di agghia, sale, pepe nero e pitrusino tagliato fitto fitto. Menteteci i scurmi laddentro e andatevene a fare gli affari vostri. Quando tornate vi assittate nel terrazzino, vi priate di questi quasi venti, dico venti, gradi con una giornata senza tanto vento camurrusu. A questo punto addumate la carbonella, prendete i scurmi e passateli nella mollica poi li mettete a cuocere quando il carbone è bello caliato. Quando sono cotti li mettete in una spillunga e ci mettete di sopra un poco del suchetto dove hanno stato abbagnati. Vi garantisco che mangiate di lusso. Per bere ,un bicchiere di vino bianco ma che deve essere atturrunatu. Questo premio vi meritate da questa giornata bella, trasparente e luminosa. Vi posso dire che potrete vedere il sole per 11 ore e 15 minuti e che, visto che la luna affaccia alle 11,54 con la mattinata, per più di menza irnata vedete sia il sole che la luna ca si va curca alle 2,23.


Essissignore: il buon tempo porta buonumore, il malotempo malumore. E questa non è una novità. Ma visto che proprio sul tempo notizie importanti non ce ne sono ma solo il consiglio di godervi la bella jurnata, vi vorrebbe immitare a pensare a quante volte il tempo è diventata una scusa per fare qualche cosa o per non farila.


Prendiamo il caso del comportamento nello zitamento. Come voi sapete, una volta c’era l’abitudine ca lo zito si rappresentava a casa della zita a levata di mano per manciare con la famiglia. Pare una cosa bella. Ma ogni sira… Arrivare, buonasera mamma, buonasera papà (così si chiamavano i suoggeri, guai a chiamarli signor, signora: mai). Solo dopo questi saluti uno ci poteva avviare una vasata alla zita. Ma senza tanta confidenza. Poi c’era la domanda alla suocera: Mamma che preparò stasera? Sapi oggi non mi ho sentito tanto bene e u dutturi mi insigno una partita di pinnole che la prima la devo prendere stasera.


Risposta: niente gggioia miaaa, cose semprici. Fici una cartata di maccarruneddu fritto ca prima ri iccallu ‘nta paredda l’appi assicutari casa casa per quanto iava satariannu. Poi ti fici due fili di pasta agghio e ogghi bella rinfrescante ca t’ammazza tutti i vermi. Poi insalata i mnussu e masciddaro ca è bollita e male non ne fa. U zitu addobba e mancia poi, se è ancora vivo, si stinnicchia ‘nto divano pinsanno: ora mi viu un bello firm. Ma chi?A suoggira si voli viriri un posto o suli, u suoggiru si voli viriri u Paccu. E si sciarriano. E quando su belli incazzati, iddu e idda si votanu verso u zito: e tu, tu che intenzioni hai? Vi spiacciate a maritarivi accussi mentiamo un’attra telemusione nella stanza di Deborach e ognuno si può viriri chiddu chi vuoli. Insomma, all’urtimata la colpa è sempre ru zitu. E per questo che io penso ca quannu c’è malutempu chi pampini, allo zito ci veni u cuori picchi pigghia u telefono… anzi no, manna un sms: gioia, scusami cu papà e ca mamma ma non mi sento tanto bene e con questo tempo… meglio che resto a casa. Poi ci dice a sua madre, quella vera, mammina, me la fai la pastina col formaggino Mio? Questa sì che è vita.

Ma quanno allarga il tempo e cominciano le belle giornate, se lo zito è, con rispetto parlando, arrittato di premura, si parte per il cinematografo delle ore dicirotto con la zita scortata dal fratello di anni 12. L’operazione prevede: lassata del cazzittello alla sala giochi con coppo pieno di gettoni, rotta direzione Favorita e due ore di schinio alla grande. E cu malutempu non si può fare.

Ma forse sarà per questo ca bontempo e malotempo non dura sempre un tempo. Purtroppamente.

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