Palermo, Cammarata: "Rosso in bilancio? Falso"

L'ex sindaco ha scritto una lettera al Giornale di Sicilia spiegando che che servirà un riequilibrio dei conti, ma non per il cattivo uso delle risorse, «ma perchè il governo Monti, con il 'decreto salva Italià ha ulteriormente tagliato i trasferimenti ai comuni»

Caro direttore, prendo spunto dalla sua intervista al Tg2 di qualche giorno fa solo perché non vorrei che il mio silenzio nel dibattito politico-cittadino possa essere interpretato come acquiescenza alle enormi sciocchezze che mi capita di sentire in questi giorni. Non le voglio neppure ripetere la solita solfa che i conti del Comune sono in ordine perché tanto ho capito che non serve a nulla. Per la verità non so se si tratta di malafede o ignoranza ma nell'uno o nell'altro caso non ho strumenti per correggere questa sorta di fantasia collettiva.


L'ho spiegato in tutte le maniere possibili ma si continuano ad usare termini in libertà. I più abusati sono 'conti in rosso' , indebitamento, buco, ammanco e possibile dissesto. Niente di tutto questo è lontanamente vicino alla realtà. Certo, se adesso il consiglio comunale non provvederà a riequilibrare il bilancio, non perché la nostra amministrazione ha usato male le risorse disponibili ma perché il governo Monti con il decreto "salva Italia" ha ulteriormente tagliato i trasferimenti ai Comuni, il bilancio non in equilibrio porta conseguenze nefaste che non pioveranno dal cielo ma che sono rigorosamente previste dalla legge. Riequilibrare il bilancio non è comunque una pratica amministrativa complicata, bisogna scegliere solo il tipo di manovra correttiva.


La nostra amministrazione lo ha fatto sia nel 2010 che nel 2011 e non ci sono tante alternative o si taglia la spesa o si aumentano le entrate che significa aumentare le tasse. Se a fronte di una minore entrata si continua a spendere senza prevedere correttivi in quel caso si provoca un buco di bilancio, così come è accaduto in altre città italiane, dove c'é addirittura voluta una legge dello Stato per colmare il disavanzo. Io ho scelto di tagliare la spesa comprimibile e non vorrei spiegarlo più, anche perché ho pagato già sulla mia pelle questa scelta. Questo, come è stato autorevolmente illustrato dalle pagine del suo giornale, ha significato un impoverimento della proposta culturale e una contrazione della spesa sociale e dei servizi incompatibile con i bisogni della città che ha generato una crescente avversione del sentimento popolare.


Chi ha mai visto gente contenta di subire tagli radicali nelle attività che rispondono per un verso o per l'altro ai propri bisogni? Ho fatto questa scelta e me ne assumo la responsabilità però non posso consentire a nessuno di continuare a dire falsità. Per Amia ho fatto quanto in mio potere per ripatrimonializzarla e come sa l'organizzazione del lavoro e dei servizi già da due anni non è nel controllo del Comune neppure indirettamente. Gesip è una società nata con le caratteristiche che tutti conoscono e come Amia sconta un problema di personale sovradimensionato che ha radici in un tempo precedente alla mia amministrazione. Il mondo è cambiato e se prima è stato possibile reggere l'impatto di questo sovradimensionamento, con l'avvento della crisi il quadro è radicalmente mutato. Questo processo è iniziato già da qualche anno ma non si è voluto prendere coscienza di quello che è successo e che ancora deve accadere. C'è stata una irresponsabilità diffusa all'interno del sistema città e quel che è peggio è che avverto, come da lei sottolineato nell'intervista, una grande superficialita di analisi per il futuro che non promette nulla di buono.


La politica in un quadro frammentato, rissoso e colmo di odi non ha avuto il tempo né la voglia di comunicare alla gente che la crisi stava portando conseguenze di dimensioni epocali e che l'amministrazione comunale stava affrontando queste difficoltà in un contesto aggravato dall'enorme bacino di precari che assorbivano, senza dare la dovuta produttività, un quantitativo enorme di risorse. Nessuno ha voluto spiegare che è stato necessario un cambio di passo che avrebbe generato sacrifici e le associazioni di categoria e le associazioni sindacali, a parte qualche rara eccezione, anziché spiegare all'unisono che non era più il tempo delle rivendicazioni impossibili hanno preferito sposare la causa della contrapposizione politica all'amministrazione. Bene, adesso ci sarà presto un nuovo sindaco che saprà mantenere la pace sociale, realizzare le infrastrutture che noi in questi dieci anni abbiamo assicurato, finanziare la spesa culturale e quella sociale e tenere i conti in ordine. Mi auguro solo che Francesco Cascio si candidi e vinca e non si tratta solo di colleganza di partito ma di convinta opinione che nel panorama dei candidati mi appare l'unico per struttura e competenza in grado di reggere l'impatto di una gestione complessa e complicata.

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