Corte dei Conti: "In Sicilia consulenze troppo facili"

Il presidente Luciano Pagliaro punta il dito contro una pratica definita "dannosa e diffusa" nella pubblica ammnistrazione. Preoccupazione anche per la situazione attuali degli enti e dei comuni

PALERMO. Le consulenze facili sono la pratica più dannosa, e purtroppo più diffusa, nella gestione della pubblica amministrazione in Sicilia. È descritto come un male endemico nella relazione di apertura dell'anno giudiziario dal presidente della Corte dei conti in Sicilia, Luciano Pagliaro. Il caso estremo sarebbe quello dell'ente Fiera del Mediterraneo di Palermo.  La relazione segnala anche una forte incidenza di casi di corruzione e di malasanità e un uso distorto dei contributi comunitari. Ma mette in rilievo anche la responsabilità dei dirigenti dei servizi finanziari degli enti locali - Comuni e Province - per operazioni azzardate oppure per la «sovrastima» di entrate. Si tratta di pratiche che mettono in crisi i bilanci degli enti perchè danno via libera a un eccessivo indebitamento. Questo è accaduto, per esempio, al Comune di Catania tra il 2003 e il 2004. Il dirigente responsabile che aveva preparato un bilancio preventivo fondato su false previsioni di entrata è stato condannato per danno erariale.   Di abusi nell'affidamento di numerose consulenze ha parlato anche il procuratore regionale Guido Carlino. Molte consulenze, ha osservato, sono state «conferite in carenza di adeguati requisiti professionali in capo ai nominati e senza previa verifica dell'esistenza di professionalita» interne".


Sul fenomeno delle "esternalizzazioni" Carlino ha ricordato che sono stati promossi vari filoni di indagine per illeciti nell'ambito di società partecipate e di associazioni gestite con denaro pubblico e per la realizzazione di obiettivi di interesse pubblico.


"SITUAZIONE DEI COMUNI DISASTROSA" - La situazione finanziaria degli enti locali in Sicilia è «disastrosa». L'allarme è stato lanciato dal procuratore regionale della Corte dei conti, Guido Carlino, nella relazione di apertura dell'anno giudiziario.  Carlino ha parlato di sprechi, inefficienze e diseconomicità dell'azione amministrativa, «con l'aggravante, in molte ipotesi, dell'esistenza di condotte finalizzate al conseguimento di personale vantaggio dall'esercizio delle funzioni istituzionali, con pregiudizio per l'erario pubblico, anche in termini di lesione dell'immagine della pubblica amministrazione». Ma la condizione più preoccupante è quella degli enti locali. Ci sono spese costituenti danno erariale «in quanto non necessarie per il soddisfacimento degli interessi della comunità amministrata, prive di adeguata copertura finanziaria, e contrarie ai principi di sana gestione finanziaria». 


Carlino riconduce tutto questo a quella che definisce una «estensione del fenomeno patologico dei debiti fuori bilancio, indice di incapacità gestionale e spesso anche fonte di danno erariale».  Il procuratore regionale ha pure richiamato ipotesi di ricorso a illegittime operazioni di finanza straordinaria o a strumenti finanziari derivati di dubbia convenienza. E ha rilevato come numerosi siano stati i danni riscontrati per effetto di ritardi nella definizione di procedimenti
amministrativi. Quindi ha espresso particolare preoccupazione per i danni derivanti da perdita di finanziamenti di derivazione comunitaria. È un tema che in questi giorni è stato al centro dell'agenda politica regionale.

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