Stop all'abolizione delle Province, tagli nelle giunte e nei Consigli

Sfuma la proposta di Lombardo e dell'assessore Chinnici. No alla creazione dei consorzi. Ma il dibattito è ancora aperto

PALERMO. Doveva essere il fiore all’occhiello di questa fase della legislatura, eppure la legge sull’abolizione delle Province non vedrà mai la luce. L’addio al testo presentato da Raffaele Lombardo e dall’assessore Caterina Chinnici l’estate scorsa è stato sancito, senza tanto clamore, dalla commissione Affari istituzionali dell’Ars. Accantonato per dar spazio a un nuovo piano che in parte ha già trovato l’accordo dei partiti e su cui si stanno limando i dettagli per arrivare alle strette di mano. Il testo scritto in estate prevedeva l’abolizione delle Province, da sostituire con liberi consorzi di Comuni i cui vertici non sarebbero stati retribuiti. La commissione ha invece già approvato una riscrittura di questo articolo che recepisce quanto varato a Roma da Monti: le Province restano in vita ma come organi di secondo livello (consiglio e presidente, dunque, non sarebbero eletti dal popolo ma dalle assemblee dei consiglieri comunali del territorio) e con funzioni delegate dalle Regioni. Lo stesso testo prevede che a Ragusa e Caltanissetta, dove si dovrebbe votare a maggio, le elezioni vengano rinviate al 2013 in attesa del riassetto istituzionale. Caso chiuso? Niente affatto perchè Lombardo è al lavoro per cercare un difficile equilibrio fra i partiti. Il testo a cui si è appena giunti serve solo da base di partenza. Il Pd con Antonello Cracolici pressa per introdurre limiti ai consigli comunali e per abolire anche le circoscrizioni. «Martedì - anticipa il presidente della commissione, Riccardo Minardo - il governo presenterà degli emendamenti che daranno forma finale al testo che poi sarà approvato in aula ai primi di marzo». Si tratta di modifiche di peso che influenzeranno la imminente campagna elettorale perchè entreranno in vigore prima delle Amministrative di maggio in 140 Comuni. Il testo a cui si lavora - illustra Lino Leanza (Mpa) - prevede di mantenere in vita le Province nella versione tradizionale, consentendo l’elezione a suffragio universale dei vertici e dei consigli provinciali. In cambio però verrebbero tagliati del 20% consiglieri e assessori: le tre Province più grandi passerebbero da 45 a 36 consiglieri. Le Province di media grandezza si fermerebbero a un massimo di 28 consiglieri e quelle piccole a 20. Lo stesso principio si applicherebbe ai consigli Comunali: a Palermo si passerebbe da 50 a 40 consiglieri e a Catania e Messina da 45 a 36. Ciò comporta che anche le liste per le imminenti elezioni siano meno ricche di candidati. Allo stesso modo gli emendamenti in cantiere puntano a tagliare i membri delle giunte: a Palermo ne resterebbero 8 e in città di media grandezza 7 o 6 (a seconda che siano con più di 250 mila o 100 mila abitanti). Ma il Pid, con Marianna Caronia, non ci sta: «È assurdo tagliare il numero dei consiglieri e dunque la rappresentanza. Sarebbe più logico tagliare i compensi». Ma le posizioni si stanno avvicinando. Per Vincenzo Vinciullo «noi del Pdl siamo sempre stati contrari all’abolizione delle Province». Cracolici sottolinea che «c’era il rischio che i liberi consorzi di Comuni diventassero più delle attuali Province». E Lino Leanza chiosa: «Con le norme allo studio ridurremo i costi della politica ma non ridurremo la democrazia, assicurando la rappresentanza e delegando nuove funzioni alle Province».

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