L'infratto di San Valentino

C’era quella canzone di amore che ci diceva: «mandami il Ponentino più malandrino che c’hai» e a parlare era uno innamorato che si voleva portare all’amore suo a parti canziate per schiniare un pochettino e voleva tutto il contorno attipo nolloso. Oggi, carissimi amici, è la festa delle innammorati e a Palermo ci sarà Ponente. Solo che, purtroppamente, non sarà quello della canzone.

Certo, oggi è il giorno dei regalini dello zito alla zita e della zita allo zito. Poi c’è l’uscita di sera che dovrebbe essere a solo a solo, magari a Mondello con lei tutta elegante col musso pittato come sempre addetta a portare lo stereo prima che se lo grattano e per fortuna ora ci sono i frontalini estraibili. Lui a lei ci regala qualche cuoricino coi brillantini che ormai lei può aprire una putia perché lui ogni anno si allesti e ci regala la stessa cosa. Lei, che sperava nel telefonino ultima moda, è un poco più scarta perché ci regala cose che a lui ci ricordano che non è conto che si può stare ziti eterni e che lo zitamento deve diventare un’altra cosa. Lui prende tempo ma già si addiporta come un maritino e guarda un poco contrariato la zita con le cosce di fuori. Ma come con questo freddo? Eh no, carissimi amici, qui c’è gente che si sfirnicia giornate sane per pensare come fare apparire le femmine… femmine senza farle ricoverare con la primonia. Allora inventarono i leghins. Lei dice: sono cavusi. Lui risponde: no, sono quasetti. E siccome sopa i leghins-cavusi non si mente niente, iddu pensa che idda nisciu con le quasette e non si mise la sottana. Se poi  la zita ha belle cosce, la gente talia e lo zito fa bile. Se invece la zita ha le cosce come due mortadelle Levoni, la gente talia lo stesso (schifiata) e lo zito fa bile. Questioni.

Insomma se di mattina dovete andare a comprare i regalini dovete sapere che è meglio che uscite verso le dieci perché alle otto e alle nove potrebbe cadere un poco d’acqua. Dopo  comincia la solita  graputa e cummigghiata senza sicurezza che si tiene asciutto. Naturalmente su Palermo continuano a cadere miliardi di acieddi morti per il gran freddo che domani continua. Meglio, così non pensate a tutti i picciuli che state spendendo, compresi quelli della multa che il puntuniere vi prende perché avete lascialo la machina in terza fila.

Dalle undici all’una dovrebbe affacciare un poco di sole così voi pensate che la serata forse non attummulia e già pensate di fare la prenotazione perché giornate che sono c’è rischio che non si trova posto in piedi nemmeno da Baffone a Porta Carbone se vi rassegnate  al pane ca meusa. E comunque,  casomai, un pezzo da Ganci o un’arancina bomba al Turing della via Licon, non ve li leva nessuno.

Di pomeriggio piove di nuovo dalle due sino a verso le tre e menzo. Poi stimpunia sino a menzanotte, tutta una tirata di «chi dici, mi lanzo?» come ci dice una nuvola a sua cugina e idda ci risponde: «Ma lassali addivertiri». Sapuiddu perché poi la nuvola dovrebbe ammuntuari in palermitano visto che, col Ponente, viene minimo minimo da Palma di Majorca e dovrbbe dire «Que tal, salto?». E sua cugina: «Pero no, deje que se diviertan».

Anche oggi la neve dov’è resta perché ancora non quaria. Dice che la quota neve è a 400 metri. Quindi innamorati, se pensavate di irivinni verso a Chiana per infrattarivi, levateci mano ca forse e meglio infrattarisi verso a via Perpignano tanto di seconda ora assai assai ci passiano i atti.

E siccome gli innammorati della Sicilia si assumigghianu, si assumigghia pure il tempo. Consigliamo cavusi sopra i leghins alle fimmini di Cartanissetta, Enna e Rausa dove, come abbiamo detto ieri, cade un poco di neve. Ma mercoledì... Mercoledì che cosa? Mercoledì può essere che vi devo dare quealche bella notizia perchè di quando ho cominciato il meteobilli pare che qua c’è sempre malotempo. Niente niente che qualcuno pensa che porto attasso?

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