Carone: “Così esco dagli schemi di Sanremo”

SANREMO. Giovane e talentuoso cantautore italiano con le idee molto chiare. Ma soprattutto umile e avido di imparare dai grandi. Lui è Pierdavide Carone e, virtualmente, ha già varcato la soglia della kermesse come cantautore firmando la canzone vincitrice di Valerio Scanu “Tutte le volte che”. Quando parla sembra già un adulto che sa il fatto suo. E approda alla 62esima edizione di Sanremo, accompagnato da una grande figura della musica italiana Lucio Dalla che ne ha curato gli arrangiamenti, con “Nanì e altri racconti....”, un testo impegnato che canta l’amore di un adolescente per una prostituta.


INTERVISTA. “Mi rivedo molto in questo disco: ho abbandonato il sopra le righe o l’istrionismo per forza. Volevo cercare più introspezione e vita vera. Anche se nel disco il tema portante è l’amore, questo è terreno, partendo da Nanì e passando per tutte le canzoni. Dalla ha prodotto tutto il disco, firmando anche gli arrangiamenti di Nanì, credendo nel potenziale della canzone prima di me che ne ero l’ideatore. L’abbiamo scelta proprio perché esce dagli schemi sanremesi. Il testo non è volgare, ma di pasoliniano ricordo”.
LA DIFFERENZA TRA L’ESSERE AUTORE E IL CANTANTE AL FESTIVAL?
Due anni fa ero un “avatar”. C’ero, ma virtuale. È successo a me come a fu per Battisti. Con le dovute differenze, anche lui decise dopo di scrivere per se stesso.
COME MAI ANIMA E CORE?
Rino Gaetano ha sempre fatto parte della mia vita. Mads Langer ha tutte le capacità per interpretarla. Io la canterò in napoletano e lui in inglese.
COME È STATO LAVORARE CON DALLA CON QUESTA DIFFERENZA GENERAZIONALE?
Ho cercato con l’umiltà e l’inesperienza dei miei 23 anni di imparare avidamente da lui. È una magia di pochi lavorare con lui. Guarda sempre avanti. Ogni volta è un momento nuovo di sperimentazione.
COSA PENSI DEL CANTAUTORATO ITALIANO.
Non è sbagliato solo interpretare. È sbagliato rinnegarlo. Nessuno è mai andato a dire ad Aretha Franklin che non sapeva scrivere un pezzo. La collaborazione è qualcosa di magico.
COME NASCONO I TUOI TESTI? PRIMA LE PAROLE E POI LA MUSICA?
È tutto abbastanza simmetrico. Succede tutto con una contemporaneità spontanea. Nanì è nata in cinque minuti. Ciò succede raramente. Quando vai ad analizzare troppo significa che c’è qualcosa che non va. Mi ispiro dalla vita più che dalla mia vita. La mia musica nasce dalla musica popolare. Bennato per me è stato fondamentale.
COME TI ASPETTI QUESTO SANREMO?
Che sia un inizio e non un punto di arrivo. Deve essere un viatico ai miei progetti futuri.
C’È RIVALITÀ CON EMMA?
No. Ma deve offrirmi  una birra. Se vuole che io parli bene di lei, deve fare ciò. Siamo “amici”. La birra è il modo più facile per unire la gente. Sono momenti di aggregazione, no?


LE PAROLE DI DALLA. Far sentire una canzone anomala da un punto di vista sanremese a un pubblico sanremese. Questo il motivo della scelta di Nanì. Una canzone problematica che uscisse fuori da un codice standardizzato, come fu per Vasco, Zucchero e me.
COSA PENSI DI PIERDAVIDE?
È stato una duplice sorpresa. Non lo conoscevo prima. La qualità non è solo dei big. E che esca da un ragazzo così giovane è cosa molto interessante. Con lui ho una qualità che è difficile trovare. Ci sono molti pezzi che condivido nel testo e negli arrangiamenti. Questo mi ha fatto decidere di collaborare al progetto. Il fatto che la sua popolarità nasca da un “talent show” gli permette di andare a stanare il pubblico più giovane e inevitabilmente meno informato sulla storia dei cantautori italiani, ed è assolutamente positiva la continuità e il “malessere” autorale che qua e là emergono dai suoi testi, dalla originalità della scrittura musicale e dalla tecnica decisamente insolita del suo canto. È un ponte tra quello che eravamo noi e il pop della canzone attuale. È un’occasione pure per me. A Sanremo spesso manca il bravo autore che canta.
CI SARAI SUL PALCO PER ANEMA E CORE?
Mi piacerebbe moltissimo.
COSA C’È OGGI O COSA MANCA DEL CANTAUTORATO DI IERI?
Non manca nulla. Una volta era tutto diverso. C’è oggi adattamento e omologazione. E manca originalità nei testi. Forse sono cambiati la domanda e l’offerta. Carone può rigirare le cose. La sua musica funziona anche in radio. Il disco mi sembra rigorosamente arrangiato con ricerca nella musicalità affinché non fossero banali.

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