Palermitano rapito in Pakistan I talebani: è in mano nostra

Giovanni Lo Porto e il collega tedesco fermato con lui sarebbe "in buone condizioni". Un comandante militare talebano ha affermato che sono trattenuti in una zona lungo il confine con l'Afghanistan

ISLAMABAD. Giovanni Lo Porto, il cooperante palermitano impegnato in Pakistan con la ong tedesca Welt Hunger Hilf, e rapito circa un mese fa, sarebbe in mano ad un gruppo di talebani.
Lo Porto ed il collega tedesco rapito con lui sono "in buone condizioni", trattenuti in una zona lungo il confine con l'Afghanistan. Lo afferma un comandante militare talebano.
"I due cooperanti delle Ong, che sono stati rapiti circa un mese fa a Multan, sono nelle nostre mani, lungo il confine (con l'Afghanistan, ndr). Non abbiamo ancora fatto richieste. Sono in buone condizioni di salute", ha detto il comandante talebano alla Reuters. I due sono ostaggio del "Tehrik-e-Taliban Pakistan" (Ttp), il principale gruppo talebano pachistano.

Il 19 gennaio scorso erano stati rapiti a Multan, alcuni testimoni avevano riferito che quattro uomini mascherati hanno fatto irruzione negli uffici della ong e hanno portato via con un'automobile i due cooperanti, appena rientrati da una ispezione nelle zone alluvionate di Kot Addu, portandoli verso una destinazione sconosciuta. I rapitori hanno puntato contro di loro una pistola e li hanno costretti ad indossare un vestito tradizionale pachistano (Shalwar Kameez). La polizia pachistana ha subito avviato la caccia ai possibili rapitori, ponendo posti di blocco intorno a Multan per controllare tutti i veicoli in entrata ed in uscita dalla città.

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