Musica, il siciliano Canto vola in Cina con Sirya

A un anno dalla pubblicazione del suo lavoro “Italiano federale”, ha sempre la sua “valigia di cartone”, il suo “giornale” e la “coppola” in testa e si propone nello storico jazz club siciliano con un bel viaggio attraverso tutta la sua discografia da Visionario a La Strada fino a Italiano Federale

CATANIA. Cantante, arrangiatore e chitarrista, il messinese Tony Canto domani sera si esibirà La Cartiera di Catania (via Casa del Mutilato, ore 22, ingresso 5 euro), la sua seconda città, con un quartetto acustico a cavallo dello stretto formato dal messinese Andrea Inglese (chitarre) e dai calabresi Luca Scorziello (percussioni) e Pino Delfino (basso acustico). A un anno dalla pubblicazione del suo lavoro “Italiano federale”, ha sempre la sua “valigia di cartone”, il suo “giornale” e la “coppola” in testa e si propone nello storico jazz club siciliano con un bel viaggio attraverso tutta la sua discografia da Visionario a La Strada fino a Italiano Federale.



Presto sarà a Shanghai e a Canton con Syria, in un progetto autentico che li vedrà lavorare insieme in un lavoro eclettico che abbraccia i repertori di questi due artisti, insieme a canzoni di Gabriella Ferri e Modugno E a marzo forse anche in Sicilia. Impegnato anche nella commedia “Lavori in corso” scritta da Claudio Fava per la regia di Ninni Bruschetta, curandone le musiche. Con questo lavoro sarà presto a Bologna e a Roma.


Torni a Catania con un excursus delle tue canzoni.


Sono molto contento di ciò. Catania è un po’ la mia seconda città. Italiano Federale, il mio ultimo lavoro, mi dicono stia andando molto bene, e domani canterò anche pezzi presi dagli altri miei dischi. “Italiano federale” (Leave/Universal), chiude la triade della mia discografia ed è pieno di arrangiamenti poliritmici. A Catania propongo un viaggio tra suoni della scuola melodica italiana e sonorità nordest brasiliane e del centro America, ma anche francesi e british. Una world music, un ponte lungo chilometri tra la Sicilia e Bahia. Un amore per l’Italia, tutta bella e che deve aspirare all’unità. Una musica 'carbonara' visto che oggi è difficile fare musica e scriverla senza l’ambizione di fare pop o altro, ma mirando ai contenuti. D’altronde fare il cantautore è come fare il carbonaro. La poliedricità regionale non significa divisione politica.


Visto che va di moda il regionalismo anche alla kermesse, ti sarebbe piaciuto andare al Festival di Sanremo?


Sì, visto come palcoscenico per far ascoltare la musica. Ma non è così semplice arrivarci. E forse non sono nemmeno molto motivato a questa kermesse. Una volta era il vero festival della canzone, ora è una vetrina che fa prevalere le logiche di mercato delle case discografiche piuttosto che il potenziale artistico degli artisti.



Com’è nato il rapporto musicale con Syria?


Io ero direttore artistico in un locale delle isole Eolie e da lì abbiamo cominciato a suonare insieme. È una fantastica interprete e una splendida persona. E nella musica popolare dà il suo meglio. Forse a marzo faremo una data insieme in Sicilia.

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