Soldi per accelerare l'iter per la pensione d'invalidità: 5 arresti

Nel mirino dei carabinieri anche un funzionario della prefettura e un dipendente dell'Inps. Sono accusati di concussione. Il caso ha preso il via dalla denuncia della madre di una ragazza disabile

PALERMO. I carabinieri di Palermo hanno arrestato con l'accusa di concussione cinque persone tra le quali un funzionario della Prefettura del capoluogo e un dipendente dell'Inps. Le misure cautelari sono state disposte dal gip, Piergiorgio Morosini. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci, hanno preso il via dalla denuncia della madre di una ragazza affetta da handicap psicomotori, in attesa di avere la pensione di invalidità civile. La donna, preoccupata per i ritardi della pratica, aveva chiesto informazioni all'Inps di Bagheria: per tutta risposta un funzionario le aveva detto che se avesse voluto sbloccare la procedura avrebbe dovuto pagare.
Dall'inchiesta è emerso che la richiesta di soldi non era un caso isolato. I carabinieri hanno scoperto una vera e propria associazione a delinquere di cui facevano parte pubblici ufficiali e una sorta di "procacciatori di affari" che cercavano i potenziali "clienti".  Ciascuno aveva un suo ruolo: a contattare le vittime, tutte in difficoltà economiche e, quindi, speranzose di avere presto la pensione, erano un pensionato settantenne di Ficarazzi (Palermo), un cameriere e un anziano di Bagheria (Palermo).  In Prefettura, invece, un addetto al servizio di invalidità civile individuava le pratiche "segnalate" e le accelerava o le rallentava a seconda che il pagamento delle mazzette fosse stato fatto o meno. Il quinto uomo, un impiegato all'ufficio Inps di Bagheria, liquidava, facendo seguire loro una corsia preferenziale, le pratiche che gli venivano indicate.
Gli indagati si preoccupavano di riscuotere le mazzette e solo a somme consegnate andavano avanti. E' accaduto che, quando le vittime, in difficoltà economiche, non hanno finito di versare il denaro, la banda ha congelato la pratica. Le tangenti andavano dai 500 ai 2 mila euro. Forti le pressioni sui "clienti" ai quali si faceva intravedere un allungamento dei tempi burocratici. I militari dell'Arma hanno accertato nove casi di concussione. All'inchiesta hanno collaborato la Prefettura e l'Inps: non si esclude che il numero delle vittime sia superiore a quelle scoperte.

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