Neve, nessuno è in grado di intervenire con tempestività

La neve su Roma ha fatto esplodere nuove polemiche sulla Protezione Civile. Secondo il sindaco Alemanno si è mostrata inefficiente e assolutamente inferiore ai suoi compiti.
Franco Gabrielli, che ha preso il posto di Bertolaso, ha spiegato che il dipartimento, dopo la riforma è un tir con il propulsore di un motorino. Una struttura molto pesante ma impossibilitata a muoversi se non dopo aver ottenuto autorizzazioni, visti e bolli da parte delle autorità competenti. Una nuova, inutile, burocrazia. Esattamente l’opposto di quanto serve nell’emergenza. Come se il comandante di una nave, durante la tempesta dovesse chiedere consigli a terra o permessi all’equipaggio per affrontare il mare. Nel bene o nel male l’unicità del comando deve essere assicurata. Anche quando il capitano sbaglia come accaduto sulla Concordia. Il comandante Schettino ha commesso errori gravissimi, ma nessuno dell’equipaggio era autorizzato a contraddirlo. Nè dalla centrale operativa dell’armatore potevano influenzarne le scelte. Non a caso la Procura della Repubblica ha messo sotto accusa solo il capitano e nessun altro. Se l’avesse fatto avrebbe violato la regola più antica del mare. Sul ponte c’è un solo comandante. Decide tutto lui. Se scappa e viene meno alle responsabilità è punito dall’infamia prima ancora che dalla giustizia degli uomini.
La stessa regola vale per la Protezione Civile che, costretta ad agire sempre in situazioni estreme, dovrebbe godere di massima autonomia. Il controllo non può che essere successivo. Paralizzarla non serve al Paese. E’ come se a seguito della sciagura della Concordia il parlamento avesse cambiato il codice della navigazione oppure imposto la gestione democratica del timone. Peggio ancora, proibito le crociere.
Con la Protezione civile è accaduto proprio questo. Dopo lo scandalo della “cricca” legato alla ricostruzione dell’Aquila è stata varata una legge per devitalizzarla. Un’operazione fatta solo in chiave anti-berlusconiana perché Guido Bertolaso era considerato uno dei suoi pupilli e l’efficienza dei sistemi di soccorso (riconosciuta anche all’estero tanto da diventare una consulenza internazionale) un fiore all’occhiello che andava strappato. Risultato? Oggi non c’è più nessuno in grado di intervenire con tempestività ed efficacia di fronte ad un pericolo. Il dipartimento, per muoversi, deve chiedere uomini e mezzi alle altre amministrazioni che, ovviamente rispondono con tempi e modalità proprie. Soprattutto senza nessun coordinamento come si è visto al Giglio e, soprattutto, con la neve a Roma.
Ognuno per conto proprio secondo la peggior tradizione dell’amministrazione statale italiana. In questo modo non c’è mai un responsabile degli errori. Franco Gabrielli è andato al Giglio una settimana dopo la sciagura. Anche avesse fatto prima, con la nuova legge, non sarebbe cambiato nulla. fondi@gds.it

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