L'Ocse: la riforma del lavoro in Italia non è solo l'articolo 18

Il segretario generale Miguel Angel Gurria: "Si parla di flessibilità ma anche di reti di protezione per chi oggi non ce l'ha, e di reinserimento nel mercato del lavoro". Il Wall Street Journal: è questa norma a minacciare la crescita del Paese

ROMA. L'articolo 18 "non è il punto fondamentale" della riforma del lavoro allo studio Italia: in realtà "si parla di flessibilità ma anche di reti di protezione per chi oggi non ce l'ha, e di reinserimento nel mercato del lavoro". Lo ha detto in un'intervista all'ANSA il segretario generale dell'Ocse, Miguel Angel Gurria. L'Italia vive, sul piano delle riforme avviate dal governo guidato da Mario Monti, un "momento storico", ha aggiunto Gurria. "Consideriamo Monti l'uomo giusto, al posto giusto, nel momento giusto".
E di articolo 18 si parla anche oltre oceano. "La più grande minaccia alla crescita economica dell'Italia non è il debito pubblico ma l'articolo 18". E' quanto scrive il Wall Street Journal in un editoriale dal titolo, 'Roma contro i Sindacati', sottolineando che questa norma è sottovalutata dalla stampa internazionale quando si affronta il tema della scarsa crescita italiana.
L'articolo 18 - scrive Matthew Melchiorre, analista all'Istituto per la Competitività delle Imprese di Bologna, sul prestigioso quotidiano economico-finanziario - "é un relitto degli anni '70 che rende impossibile licenziare anche il più incompetente dei dipendenti ed in modo perverso causa ciò che dovrebbe prevenire: la disoccupazione". A causa di questa norma l'Italia è diventata il secondo peggior Paese in cui fare impresa, dopo la Grecia, secondo la classifica stilata dall'Ocse, spiega l'autore. Secondo sempre uno studio dell'Organizzazione parigina, mentre le aziende italiane aumentano il numero dei dipendenti di appena il 20% nei primi due anni di vita, quelle americane segnano un incremento del 120% nella forza lavoro, prosegue l'editorialista.
Anche la più piccola riforma di questa norma è sempre stata impossibile, soprattutto per "la codardia della classe politica italiana di sfidare il potere dei sindacati", sottolinea Melchiorre, concludendo che il premier Monti e il ministro Fornero "stanno però preparando il terreno per la grande battaglia di questo mese". Ossia "la riforma dell'articolo 18 e di altre norme sul lavoro, che per oltre mezzo secolo hanno impedito all'Italia di crescere".

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