La rinascita di Miccoli: "Momenti difficili, ma sono tornato"

Riecco il capitano del Palermo dopo cinque mesi di silenzio in cui ha preferito non parlare con la stampa. "Contento del record di gol, ma ringrazio tutti i miei compagni"

PALERMO. Dall’Inter all’Inter. Questa volta Fabrizio Miccoli sta avendo tutto il tempo di godersi la sua tripletta di San Siro. Tempo che non aveva avuto dopo il successo dell’andata. In quell’occasione, infatti, il giorno dopo scoppiò il caso delle foto che immortalavano il capitano rosanero col figlio del boss Antonino Lauricella, detto Scintilluni, Mauro. Da quel momento sono passati cinque mesi. Cinque mesi di silenzio. Un periodo difficile per Miccoli per questo e per altre ragioni. E il Romario del Salento ha deciso oggi di rompere il silenzio con la stampa.

Cinque mesi di silenzio. «Il motivo di non aver parlato è molto semplice. Va bene essere giudicati sul campo, ma dopo quella partita con l’Inter, invece di parlare della mia doppietta e della vittoria del Palermo, sono finito su tutti i giornali e le tv per altri motivi. Per carità, ci può stare, i giornalisti fanno il proprio mestiere. Ma si è parlato di tutto tranne del fatto che questa persona che frequento ha la mia età ed è incensurata. Una persona che mi ha trattato come suo amico e non come il calciatore Miccoli. Non rinnegherò mai l’amicizia verso questo ragazzo, giudico le persone per come si comportano con me e non andando a vedere di chi sono figli. Torno a parlare perché mi hanno convinto Susanna Marcellini e Alessio Cracolici (due dei responsabili dell’ufficio stampa del Palermo, ndr), perché ho raggiunto un traguardo importante e mi hanno fatto capire che era giusto venire a parlare. Devo ringraziare tutti i miei compagni e i miei allenatori che mi hanno fatto raggiungere questi traguardi».

Bomber di sempre e il gol nel cuore. Sì, perché la partita di mercoledì segna un traguardo importante. E qui si torna a parlare di calcio, del suo record come bomber rosanero di sempre e delle tre perle alla Scala del calcio. «Il primo gol per me è il più bello. Dei 64 segnati, il gol che porto di più nel cuore è quello del 2010 a Torino con il tiro a rientrare all’incrocio contro la Juve, quando abbiamo vinto 2-0. Una rete che avrei voluto segnare e che non ho segnato? Rispondo dicendo che a posteriori sono contento di non aver segnato quel rigore al Bari, perché così ho fatto saltare i piano di chi aveva scommesso illegalmente. Semmai, l’unico rammarico della mia esperienza in rosa è non aver giocato per infortunio gli ultimi venti minuti con la Sampdoria nel 2010 nella sfida Champions».

La rivincita del capitano. Il capitano ammette di non avere rimpianti nella sua carriere, di avere fatto tutte le sue scelte col cuore. Ma dopo un periodo vissuto tra alti e bassi soprattutto dal punto di vista psicologico, si gode questa rivincita dopo le ultime sfavillanti prestazioni fatte di assist e gol. «È vero, ho avuto qualche momento no, ma soprattutto dal punto di vista mentale. Penso ad esempio alla batosta dell’Olimpico nella finale. Con tutto il rispetto per Rossi, ci tenevo a giocare dall’inizio quella gara. Poi ho deciso di restare a Palermo col presidente. Ma sul campo penso che i fatti abbiano sempre dimostrato il mio valore. Anche perché ne ho sentite di tutti i colori. Che con me in campo il Palermo gioca in dieci in trasferta o che non posso più fare tre partite di fila».

"C'era chi rideva quando parlavo di salvezza". Miccoli, inoltre, analizza il momento dei rosa in campionato. «Qualcuno rideva quando parlavo di salvezza. Ma vedendo quanto abbiamo cambiato quest’anno, stiamo facendo il campionato giusto. Abbiamo passato due mesi brutti che possono capitare a tutte le squadre. Stiamo ritrovando continuità, e anche fuori casa è da un paio di partite che proviamo a fare il nostro gioco. Cerchiamo di salvarci il prima possibile e poi di toglierci soddisfazioni partita dopo partita». 

"Mutti mi ha colpito". E i meriti secondo il numero 10 rosa vanno anche a Mutti. «Mi ha colpito, è una persona semplice, molto educata e disponibile con tutti, ma che pretende molto sul campo. Ha portato esperienza. Ma quest’anno mi sono trovato bene con tutti, ne cambiamo tre all’anno – sorride Miccoli - e tutti portano qualcosa. Mangia alla prima stagione in Serie A sapeva quello che voleva, era convinto su modulo e scelte e noi lo seguivamo».

La scommessa con Zamparini. Infine un accenno alla scommessa con il presidente Zamparini. Miccoli è vicino a vincerla. Gli manca solo un gol. «Dopo il cambio di allenatore, ci potevano essere problemi nello spogliatoio e si potevano creare dei gruppetti. Per questo, il presidente mi chiamò per unire il gruppo. Cosa che abbiamo fatto io, Migliaccio e Balzaretti. Appena arrivo a dieci gol, quello che riceverò, lo dividerò coi compagni. Di certo – continua Miccoli - per adesso non parlo del contratto, c’è un altro anno. Col presidente c’è un rapporto bello e non c’è bisogno di parlare di soldi. Do comunque la priorità al Palermo».

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