Formazione, novità e polemiche

Le nuove regole toglieranno agli enti gestori dei corsi le garanzie acquisite e faranno perdere ai dipendenti il paracadute della Regione. Ma i sindacati non ci stanno. Diecimila addetti in un sistema che costa circa 400 milioni all’anno e marcisce sotto il peso di clientele e scarsi risultati sul piano degli sbocchi occupazionali

PALERMO. Il giorno dopo la bufera sui costi record della formazione professionale, Raffaele Lombardo illustra il piano della Regione. Le nuove regole toglieranno agli enti gestori dei corsi le garanzie acquisite e faranno perdere ai dipendenti il paracadute della Regione. Ma i sindacati non ci stanno. Diecimila addetti in un sistema che costa circa 400 milioni all’anno e marcisce sotto il peso di clientele e scarsi risultati sul piano degli sbocchi occupazionali: ecco la fotografia della formazione scattata dalla commissione di indagine dell’Ars guidata da Filippo Panarello (Pd) e Luigi Gentile (Fli). Per Lombardo la svolta sarà il passaggio dal finanziamento regionale a quello garantito dai fondi europei. «Il Fondo sociale europeo - spiega il presidente - impone regole di maggiore concorrenza. Per accedere ai finanziamenti ogni ente dovrà partecipare a un bando garantendo standard qualitativi adeguati alle figure da formare in base richieste dal mercato. Chi non avrà docenti adeguati o alunni a sufficienza non avrà i requisiti per restare nel sistema».



I 253 enti attuali non saranno più i soli. La formazione si apre a nuove sigle e cambia anche il rapporto col personale: «Con i dipendenti se la vedrà l’ente - sintetizza Lombardo -. Noi paghiamo per ottenere un servizio, come nel caso degli appalti. E ciò che paghiamo comprende tutti i costi, anche quelli del personale. Che poi l’ente abbia 100 o 1000 dipendenti, a noi non interessa perchè non cambiamo il nostro stanziamento. I dipendenti non sono a carico della Regione. Sarà poi interesse dell’ente avere i docenti migliori».



La manovra però non convince del tutto i sindacati. Per Claudio Barone, leader della Uil, si rischia una ondata di nuovi disoccupati: «Se non vengono definite regole, si rischia di portare il settore alla ingovernabilità. Ciascuno potrà assumere chi vuole e come vuole senza alcun controllo e la Regione dovrà poi farsi carico dei lavoratori che finiranno in esubero». Sono timori che attraversano anche la Cisl di Maurizio Bernava: «Va bene spostare la spesa sul Fondo sociale europeo ma bisogna evitare che poi ci siano enti che chiudono creando nuovi disoccupati e nuovi enti che fanno nuove assunzioni». Sia la Uil che la Cisl invocano la creazione di un albo unico del personale a cui ogni ente deve obbligatoriamente attingere per reclutare docenti. La Regione dovrebbe poi garantire l’aggiornamento professionale di questi dipendenti.



Mariella Maggio, segretario della Cgil, propone a Lombardo alcuni correttivi: «Bisogna garantire agli enti storici un punteggio iniziale che li metta in condizione di partecipare con successo al bando per i fondi europei. Altrimenti si fanno fuori in modo indiscriminato i vecchi per far posto ai nuovi. Può succedere che un ente abbia una fase transitoria in cui non può garantire i lavoratori ma gli strumenti in questo caso ci sono e sono quelli che comunque servirebbero anche se si restasse con l’attuale sistema. La Regione deve finanziare la cassa integrazione».



Sul fronte sprechi, Lombardo ha anche rispoto al Pd che chiede l’azzeramento di tutti gli attuali consulenti: «Sto per varare delle direttive che tagliano gli eccessi. Forse è meglio pagare un po’ di più solo consulente con un buon curriculum che dare qualcosa a tre persone diverse. Ma il problema dei consulenti c’è anche altrove, penso ai musei dove i direttori spendono tanto in consulenze». Il presidente ha infine definito «scandalosi» i compensi emersi per i dirigenti di Sicilia&Servizi: «Ciò dà forza alla mia decisione di liquidare la società»

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