Adesso si cerchino i veri registi dei blocchi

Ci voleva il morto per innescare la risposta delle istituzioni e dei partiti. L'incidente di Asti era annunciato: un camionista che vuole lavorare e un manifestante che lo ferma. Il nervosismo che sale di giri, un freno che scappa, la frizione che slitta.
Dopo la disgrazia il coro delle dissociazioni bipartisan. Politici, sindacalisti, uomini delle istituzioni hanno ufficialmente preso le distanze dalla piazza.
Il ministro degli Interni Cancellieri ha scelto il Senato per le sue comunicazioni. Forse in omaggio al fatto che il presidente Schifani è palermitano e che qualche altro senatore siciliano, come Antonio D'Alì, aveva interrogato il governo essendo stata nell'isola la culla della protesta. Il ministro ha annunciato l'ordine ai prefetti e ai questori per rimuovere i blocchi su strade e autostrade. Perché solo ora?, ci chiedevamo ieri. Perché non prima, mentre la Sicilia veniva messa sotto assedio? Prendiamo atto, comunque, che ora la reazione dello Stato c'è stata. Il ministro, inoltre, ha risposto confermando le indagini sulle possibili infiltrazioni mafiose nel movimento. L'allarme, lanciato da Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, non è caduto nel vuoto. Un richiamo che cresce di valore insieme con i sospetti sulle reali motivazioni della protesta.
Proprio ieri «Il Sole 24 Ore» spiegava che il decreto sulle liberalizzazioni non ha creato nessun problema ai tir. Casomai ne ha risolti o, quanto meno, ne ha alleggeriti. Il rimborso sul carburante da annuale è diventato trimestrale. Il decreto, inoltre, ha eliminato il tetto di 250 mila euro sul credito d'imposta. Ha ufficializzato l'accordo fra i ministri sulla sicurezza e confermato lo stanziamento di 400 milioni per alleggerire i pedaggi autostradali. Insomma le richieste degli autotrasportatori erano state accolte ancora prima della protesta. Non a caso le principali sigle sindacali si sono rifiutate di partecipare a questi blocchi, organizzati da una sola sigla «Trasporto Unito».
E allora perché questi organizzatori sono andati avanti creando grandi disagi ai cittadini? Quali erano i veri obiettivi della protesta? Ma soprattutto: chi sono i veri registi della manifestazione? In molti hanno ricordato che il golpe in Cile fu preceduto dallo sciopero dei camionisti. Ridicolo pensare ad una replica. Resta il fatto che la storia, quando si ripete, non è mai eguale a sé stessa. fondi@gds.it

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